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About L'Economia delle Piccole Cose
Quanto condiziona le nostre scelte l'economia nascosta dietro le piccole cose? Si moltiplicano gli aeroporti e voliamo low cost. A teatro spopolano i monologhi perché sono una moda, ma anche perché un attore cosa meno di una compagnia. Anche nell'aumento o nella diminuzione delle nascite o dei matrimoni ci sono dinamiche economiche. Come per la tv che guardiamo o i libri che compriamo, indirizzati dagli algoritmi del web. Con ironia e semplicità partendo da storie e casi concreti vogliamo raccontare quali meccanismi economici giocano nella nostra vita per capire quanto siamo liberi di scegliere.
Tulipani mania. I costi della guerra in un fiore
Da nord a sud è tulipani mania, campi fioriti presi d'assalto per gite e immancabili scatti social. Ma anche dietro un fiore di Pasqua c'è l'economia globale. Il settore florovivaistico europeo, che rappresenta un pilastro economico di primo piano, vale 24,5 miliardi di euro. Oltre un terzo della superficie è destinato alla produzione di fiori e piante ornamentali. Negli ultimi dieci anni le esportazioni sono cresciute del 75% e le importazioni del 54%, con una bilancia commerciale positiva per circa 4,7 miliardi. Le produzioni, però, si spostano verso altre zone del mondo per la crisi climatica e la crisi energetica. Se compriamo un fiore reciso la possibilità che abbia fatto un lungo viaggio è ormai altissima. Non solo, a pesare ci sono anche i costi dei fertilizzanti: già schizzati alle stelle con la guerra in Ucraina ora pagano anche il prezzo del conflitto in medio oriente. Perché anche le piccole cose sono economia globale... e noi Facciamo i conti...
Le lancette dell'orologio alla prova del secolo elettrico
Ora solare o ora legale? Mentre il mondo affronta un nuovo shock energetico, è ancora la luce a fare la differenza? Lavatrice, lavastoviglie, elettrodomestici, condizionatori, pc, telefoni o auto elettriche, cosa pesa sui nostri conti? Nei prossimi mesi spostando le lancette in bolletta risparmieremo circa 20 euro a famiglia, contro rincari annunciati per oltre 120 euro. Il paradosso è che il cambio d'ora non piace a quasi nessuno: non piace più ai paesi nordici, che ci guadagnano poco; non piace agli Stati Uniti e Trump vorrebbe abolirlo; non piace neppure più alla Spagna, che per paradosso forse solo su questo è d'accordo con il presidente americano. Dal 2019 Bruxelles della disputa si è lavata le mani, lasciando liberi gli stati membri. Ora, però, da noi qualcosa si muove... e Noi facciamo i conti...
La guerra e il paradosso dell'acqua. E quanto ci costano
La crisi idrica, sommando siccità, alluvioni e mancato riciclo, ci costa 227 euro ciascuno in Italia, il doppio della media europea, una cifra pari a 13,4 miliardi di euro. Tradotto: come se l'economia italiana si fermasse per due giorni e mezzo ogni anno. Senza acqua non ci sarebbe il 20% del pil italiano. Iniziamo la primavera con gli invasi pieni ma un deficit di neve. Mentre gli eventi estremi da inizio 2026 sono stati già oltre 180. Nella giornata internazionale dell'acqua, primo giorno di primavera, noi Facciamo i conti...
Senza soldi in tasca... dopo il sorpasso
Di record in record i pagamenti digitali in Italia hanno raggiunto i 518 miliardi. Il dato aggiornato ci racconta del 45% dei consumi senza prendere in mano banconote o monete, relegate ormai al 38% dei nostri acquisti. Il sorpasso si è visto nel 2024, ma marciamo sempre più veloci verso una società cashless. Eppure resta il tema: una carta è un servizio e per averla dipendiamo da qualcuno, a cui diamo i nostri dati, e da cui dobbiamo passare. Quel che abbiamo in tasca passa per lo più, se non quasi totalmente, da circuiti che non sono europei e in un contesto instabile è un rischio. Nel nuovo scenario globale, i sistemi di pagamento tornano al centro come infrastrutture strategiche di sicurezza, interoperabilità e innovazione. Crescono smartphone e wearable, mentre si affacciano stablecoin, Digital Euro e AI agent. Noi aggiorniamo il pallottoliere e Facciamo i conti...
Le ragazze con la valigia ci "costano" 60 mila culle vuote
Meno occupate, meno pagate, meno gratificate, più laureate, competenti e indipendenti le ragazze italiane ora fanno la valigia. Una rivoluzione in qualche modo storica, visto che le emigrazioni sono sempre state al maschile. Il dato ora, invece, sfiora la parità a livello nazionale, con le ragazze che lasciano l'Italia che per la prima volta nelle regioni del nord sono anche più dei coetanei maschi. Motivo? Le ragazze oltre e, spesso, più di maggiori possibilità di guadagni cercano Paesi con "più diritti civili". Tradotto significa più parità, più possibilità di essere trattate come i colleghi maschi, di non dover scegliere tra carriera e famiglia. E meno ragazze significa culle vuote, e, insieme, nuovi nati per altri Paesi, che oltre ai talenti si prendono anche la crescita demografica. Una stima che arriva fino a 60mila nati in meno in Italia all'anno, da giovani donne italiane che, invece, i figli oltre che la carriera li fanno altrove. D'altra parte, le donne sono meno "inventrici del futuro" rispetto ai maschi, non solo perché seguono meno le carriere stem, ma perché anche quando lo fanno le loro invenzioni restano nell'ombra. A dirlo sono i numeri e noi Facciamo i conti...
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