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Il concerto di Ultimo batte il record di Vasco Rossi

8 min · 28 jul 2026
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8613 [https://www.bastabugie.it/8613] IL CONCERTO DI ULTIMO BATTE IL RECORD DI VASCO ROSSI di Federica Di Vito   Quello di Ultimo, il concerto che ha riunito 250 mila persone a Tor Vergata e ha "rubato" il primato al Modena Park di Vasco del 2017 con 225mila spettatori, è destinato a fare la storia. E dall'annuncio del "Giubileo" per i cinquant'anni di carriera di Vasco è bastata appena mezz'ora per far esaurire 550 mila biglietti. Sono dati questi, che dicono qualcosa sul panorama musicale contemporaneo e non solo.  Ieri Il Foglio, in un'analisi del fenomeno, ha parlato di quanto la magnitudo della partecipazione a un concerto lo consacri a una sorta di «nuova religione dei record» dove l'unità di misura è «la dimensione di un evento sempre a caccia di eccezionalità». Per un artista giovane come Ultimo riempire uno stadio è la definizione stessa di successo, mentre per un veterano come Vasco, lo stadio è un modello di rito collettivo consolidato dagli anni Ottanta. L'industria del live ha trasformato il concerto nella «basilare voce di bilancio per un artista»: con lo streaming che «paga in pochi centesimi», la strategia delle residency (molteplici date nella stessa città, Vasco ha in programma dieci concerti all'Olimpico nel giugno 2027) permette di produrre notizie basate sui numeri. Il titolo che conta diventa così il numero di biglietti venduti nel minor lasso di tempo possibile, più di qualsiasi nuova uscita discografica. COMUNITÀ, TRASCENDENZA, TRASFORMAZIONE Accanto a questa tendenza è interessante rilevare un certo parallelismo tra il concerto e l'atto liturgico. A ragionare in questi termini è stato Tom Neal, professore di Teologia presso il Seminario di Notre Dame a New Orleans. Il mega evento moderno funziona come una liturgia laica basata su tre pilastri fondamentali: comunità, trascendenza e trasformazione.  Comunità, perché proprio come la liturgia unisce i fedeli in un'esperienza di relazione con il divino, il concerto unisce i fan attraverso la bellezza e l'energia della musica. I partecipanti sono uniti da una fede comune nel messaggio dell'artista, che agisce come una sorta di "celebrante": «I bravi artisti ti fanno sentire di comprendere il tuo mondo in modo personale e intimo e, con la loro autenticità, ti permettono di entrare nel loro. Il concerto diventa una forma di comunione e dona a coloro che si sentono soli al mondo un senso di appartenenza».  Trascendenza, perché il mega evento porta lo spettatore oltre se stesso, fuori dalla quotidianità mondana (quello che i greci chiamavano ek-stasis). Artisti come Vasco Rossi o i performer che dominano i grandi palchi - da Cremonini a Ligabue - appaiono come figure «larger-than-life», talmente straordinarie da creare un mondo di immaginazione e significato fuori dalla realtà.  Trasformazione, perché chi esce da un grande evento ne esce cambiato. La saturazione dei sensi, stimolati tra luci, suoni e vibrazioni, permette alla musica di penetrare in profondità, influenzando l'identità e la percezione della realtà dello spettatore. Il maxischermo al concerto di Ultimo riportava la citazione biblica: «Beati gli ultimi, perché saranno i primi». A fine concerto Niccolò Moriconi - in arte Ultimo - affidava un grido liberatorio al pubblico: «Ho fatto pace con tutti, con tutto». E chissà quanti fan desiderosi di fare pace con la vita, con se stessi e con gli altri cantavano a squarciagola, finalmente compresi. Il megaevento diventa un occasione catartica tanto per chi lo "celebra" quanto per chi vi partecipa. Un vero e proprio popolo che si riconosce nelle parole delle canzoni dell'artista trentenne: «La generazione Ultimo ha trovato nel cantautore una voce che fa eco al proprio mondo interiore, svela le sue paure senza giudicarle, accoglie le fragilità di cui non ha senso vergognarsi», spiega il giornalista Mattia Marzi che a Il popolo di Ultimo ci ha dedicato anche un libro. SOLO IL VANGELO PUÒ RISPONDERE L'anno scorso un milione di ragazzi ha pregato in silenzio insieme al Papa per il Giubileo dei Giovani. La stessa spianata quest'anno ha accolto 250 mila fan provenienti da tutta Italia e non solo in una sorte di "pellegrinaggio laico" alla sequela del cantautore romano. Che siano alla ricerca della stessa cosa? Più di un giornale mainstream ha accostato con tono canzonatorio i fan di Ultimo ai papa boys definendo il megaevento di Tor Vergata come «un rito di venerazione collettiva» alla sequela di un «santino pregiato della iconografia del riscatto» che concederebbe al proprio pubblico «un lasciapassare per la lagna». Al di là delle critiche sterili - a ben vedere da parte degli stessi che celebravano la vittoria di Mahmood al Sanremo 2019 sancita dalla giuria contro il televoto che scelse Ultimo - da parte nostra è quasi doveroso leggere questa partecipazione di massa come un segno dei tempi. «Essere giovani oggi è tremendo», confessava Ultimo in un'intervista al Corriere un paio di anni fa, «sei senza punti di riferimento. Non conosco nessun ragazzo della mia età che vada a votare e nessuno che vada in chiesa. In tv non c'è una buona notizia. Guerre. Bombe. I giovani sono anestetizzati. Fermi. Aspettano un domani che non arriva e non arriverà». Eppure, questi sono gli stessi giovani - e meno giovani - che si mettono in fila per chilometri, non solo per una canzone, ma alla disperata ricerca di un senso che possa "svoltare" una vita piatta. Che lo chiedano al Papa o a un idolo pop, noi sappiamo che la risposta è la stessa. Perché il bisogno odierno di comprensione e riscatto è lo stesso di chi cercava la salvezza sfiorando il mantello di Cristo. Quella "Buona Notizia" che tutti aspettano tra le luci dei riflettori è un annuncio che non può rimanere confinato all'ombra. L'implorazione di senso sta risuonando anche nelle adunate oceaniche dei concerti. Sta alla Chiesa e a ogni singolo credente riconoscere che in quel grido si nascondono le stesse domande a cui solo il Vangelo può rispondere.

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Il concerto di Ultimo batte il record di Vasco Rossi

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8613 [https://www.bastabugie.it/8613] IL CONCERTO DI ULTIMO BATTE IL RECORD DI VASCO ROSSI di Federica Di Vito   Quello di Ultimo, il concerto che ha riunito 250 mila persone a Tor Vergata e ha "rubato" il primato al Modena Park di Vasco del 2017 con 225mila spettatori, è destinato a fare la storia. E dall'annuncio del "Giubileo" per i cinquant'anni di carriera di Vasco è bastata appena mezz'ora per far esaurire 550 mila biglietti. Sono dati questi, che dicono qualcosa sul panorama musicale contemporaneo e non solo.  Ieri Il Foglio, in un'analisi del fenomeno, ha parlato di quanto la magnitudo della partecipazione a un concerto lo consacri a una sorta di «nuova religione dei record» dove l'unità di misura è «la dimensione di un evento sempre a caccia di eccezionalità». Per un artista giovane come Ultimo riempire uno stadio è la definizione stessa di successo, mentre per un veterano come Vasco, lo stadio è un modello di rito collettivo consolidato dagli anni Ottanta. L'industria del live ha trasformato il concerto nella «basilare voce di bilancio per un artista»: con lo streaming che «paga in pochi centesimi», la strategia delle residency (molteplici date nella stessa città, Vasco ha in programma dieci concerti all'Olimpico nel giugno 2027) permette di produrre notizie basate sui numeri. Il titolo che conta diventa così il numero di biglietti venduti nel minor lasso di tempo possibile, più di qualsiasi nuova uscita discografica. COMUNITÀ, TRASCENDENZA, TRASFORMAZIONE Accanto a questa tendenza è interessante rilevare un certo parallelismo tra il concerto e l'atto liturgico. A ragionare in questi termini è stato Tom Neal, professore di Teologia presso il Seminario di Notre Dame a New Orleans. Il mega evento moderno funziona come una liturgia laica basata su tre pilastri fondamentali: comunità, trascendenza e trasformazione.  Comunità, perché proprio come la liturgia unisce i fedeli in un'esperienza di relazione con il divino, il concerto unisce i fan attraverso la bellezza e l'energia della musica. I partecipanti sono uniti da una fede comune nel messaggio dell'artista, che agisce come una sorta di "celebrante": «I bravi artisti ti fanno sentire di comprendere il tuo mondo in modo personale e intimo e, con la loro autenticità, ti permettono di entrare nel loro. Il concerto diventa una forma di comunione e dona a coloro che si sentono soli al mondo un senso di appartenenza».  Trascendenza, perché il mega evento porta lo spettatore oltre se stesso, fuori dalla quotidianità mondana (quello che i greci chiamavano ek-stasis). Artisti come Vasco Rossi o i performer che dominano i grandi palchi - da Cremonini a Ligabue - appaiono come figure «larger-than-life», talmente straordinarie da creare un mondo di immaginazione e significato fuori dalla realtà.  Trasformazione, perché chi esce da un grande evento ne esce cambiato. La saturazione dei sensi, stimolati tra luci, suoni e vibrazioni, permette alla musica di penetrare in profondità, influenzando l'identità e la percezione della realtà dello spettatore. Il maxischermo al concerto di Ultimo riportava la citazione biblica: «Beati gli ultimi, perché saranno i primi». A fine concerto Niccolò Moriconi - in arte Ultimo - affidava un grido liberatorio al pubblico: «Ho fatto pace con tutti, con tutto». E chissà quanti fan desiderosi di fare pace con la vita, con se stessi e con gli altri cantavano a squarciagola, finalmente compresi. Il megaevento diventa un occasione catartica tanto per chi lo "celebra" quanto per chi vi partecipa. Un vero e proprio popolo che si riconosce nelle parole delle canzoni dell'artista trentenne: «La generazione Ultimo ha trovato nel cantautore una voce che fa eco al proprio mondo interiore, svela le sue paure senza giudicarle, accoglie le fragilità di cui non ha senso vergognarsi», spiega il giornalista Mattia Marzi che a Il popolo di Ultimo ci ha dedicato anche un libro. SOLO IL VANGELO PUÒ RISPONDERE L'anno scorso un milione di ragazzi ha pregato in silenzio insieme al Papa per il Giubileo dei Giovani. La stessa spianata quest'anno ha accolto 250 mila fan provenienti da tutta Italia e non solo in una sorte di "pellegrinaggio laico" alla sequela del cantautore romano. Che siano alla ricerca della stessa cosa? Più di un giornale mainstream ha accostato con tono canzonatorio i fan di Ultimo ai papa boys definendo il megaevento di Tor Vergata come «un rito di venerazione collettiva» alla sequela di un «santino pregiato della iconografia del riscatto» che concederebbe al proprio pubblico «un lasciapassare per la lagna». Al di là delle critiche sterili - a ben vedere da parte degli stessi che celebravano la vittoria di Mahmood al Sanremo 2019 sancita dalla giuria contro il televoto che scelse Ultimo - da parte nostra è quasi doveroso leggere questa partecipazione di massa come un segno dei tempi. «Essere giovani oggi è tremendo», confessava Ultimo in un'intervista al Corriere un paio di anni fa, «sei senza punti di riferimento. Non conosco nessun ragazzo della mia età che vada a votare e nessuno che vada in chiesa. In tv non c'è una buona notizia. Guerre. Bombe. I giovani sono anestetizzati. Fermi. Aspettano un domani che non arriva e non arriverà». Eppure, questi sono gli stessi giovani - e meno giovani - che si mettono in fila per chilometri, non solo per una canzone, ma alla disperata ricerca di un senso che possa "svoltare" una vita piatta. Che lo chiedano al Papa o a un idolo pop, noi sappiamo che la risposta è la stessa. Perché il bisogno odierno di comprensione e riscatto è lo stesso di chi cercava la salvezza sfiorando il mantello di Cristo. Quella "Buona Notizia" che tutti aspettano tra le luci dei riflettori è un annuncio che non può rimanere confinato all'ombra. L'implorazione di senso sta risuonando anche nelle adunate oceaniche dei concerti. Sta alla Chiesa e a ogni singolo credente riconoscere che in quel grido si nascondono le stesse domande a cui solo il Vangelo può rispondere.

28 jul 20268 min
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Come Fauci e intelligence insabbiarono le origini del covid

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8583 [https://www.bastabugie.it/8583] COME FAUCI E INTELLIGENCE INSABBIARONO LE ORIGINI DEL COVID di Stefano Magni   Tulsi Gabbard, direttrice uscente dell'Intelligence Nazionale (un ruolo di coordinamento delle agenzie di intelligence e figura di raccordo fra esse e il presidente) lascerà l'incarico il 30 giugno. Mentre volano stracci fra Trump e il Partito Repubblicano per la nomina del successore, la Gabbard, che ormai non ha più niente da perdere, sta togliendosi qualche soddisfazione personale e politica. La settimana scorsa, il 12 giugno, aveva reso pubblici i documenti che provavano l'esistenza del finanziamento pubblico di 120 biolaboratori all'estero, in 30 paesi partner fra cui l'Ucraina (e dunque «a rischio di compromissione a causa della guerra in corso tra Russia e Ucraina»). La denuncia è passata abbastanza in sordina. È una pratica che dura, da quel che dice la Gabbard, almeno da una decina d'anni. Dunque a finanziare quei laboratori all'estero sono state le amministrazioni di entrambi i partiti, compresa la prima di Trump dal 2017 al 2021. La nuova rivelazione, di ieri, 19 giugno, è invece una potenziale "bomba", anche se la grande stampa nazionale non l'ha diffusa molto, ad eccezione di New York Post e pochi altri quotidiani. Secondo i documenti appena declassificati, infatti, Anthony Fauci, il super consulente della politica pandemica, avrebbe mentito al Congresso, nelle audizioni, sul finanziamento di pericolosi esperimenti nel laboratorio di Wuhan, in Cina, probabile punto di partenza del Covid-19. PANDEMIA DI COVID-19 Nel comunicato stampa della Direzione Nazionale dell'Intelligence, si legge che «Prima della pandemia di Covid-19, Anthony Fauci, in qualità di direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid), ha stanziato milioni di dollari dei contribuenti statunitensi per finanziare pericolose ricerche di tipo "guadagno di funzione" sui coronavirus dei pipistrelli presso il Wuhan Institute of Virology (Wiv), un lavoro che ora è ampiamente considerato la fonte della fuga accidentale dal laboratorio che ha scatenato la pandemia». Ma di questo si parla da anni. La vera novità, invece, è la prova che l'insabbiamento c'è stato ed è avvenuto con la complicità di parte dei servizi segreti americani di allora. Si legge infatti che sono stati declassificati: «comunicazioni e documenti inediti che svelano come Fauci abbia collaborato con i vertici politicizzati della Comunità dell'Intelligence (Ic) per sopprimere la verità sulle sue azioni, sulle origini del virus, ovvero la fuga di laboratorio, e sul suo ruolo nell'assegnazione dei finanziamenti statunitensi a questa pericolosa ricerca che ha causato danni incommensurabili e innumerevoli perdite di vite umane. Questi documenti rivelano il ruolo diretto di Fauci nell'influenzare e manipolare le valutazioni dell'intelligence sul Covid-19 e come Fauci abbia mentito al Congresso nel 2024, quando sotto giuramento negò di essere a conoscenza o di aver partecipato a discussioni con funzionari dell'intelligence sulla ricerca». L'INTERESSE AD ALLONTANARCI DALLA VERITÀ E qualcuno sta iniziando a parlare, a quanto risulta, dopo aver subito intimidazioni: «Durante questo processo - di raccolta delle prove, si legge nel comunicato - i funzionari dell'Odni (Direzione Nazionale Intelligence, Dipartimento dell'Ohio, ndr) hanno raccolto testimonianze da numerosi informatori della comunità dell'intelligence che hanno denunciato ritorsioni per aver contestato la manipolazione delle informazioni sull'origine del virus da parte della stessa. Ciò ha rivelato un chiaro schema di soppressione del dissenso, di silenziamento dei critici e di occultamento di prove che hanno minato l'integrità della comunità dell'intelligence e danneggiato il popolo americano». La storia della pandemia andrebbe riscritta, secondo la Gabbard, perché tutta l'informazione di allora sarebbe stata viziata da questo rapporto illegittimo fra Fauci e parte dei servizi segreti: «Durante la pandemia, Fauci e i leader politicizzati all'interno della comunità dell'intelligence hanno creato un circolo vizioso di comunicazione autoreferenziale. Fauci ha fornito scienziati da lui selezionati e finanziati dal Niaid per consigliare la comunità dell'intelligence. Questo contributo ha influenzato le valutazioni ufficiali dell'intelligence, che sono state poi citate pubblicamente come consenso scientifico per confutare la teoria della fuga di notizie dal laboratorio. Secondo centinaia di e-mail esaminate, la comunità dell'intelligence ha quasi sempre recepito le sue raccomandazioni». E di qui anche l'accusa più grave, quella di aver mentito al Congresso: «a Fauci fu ripetutamente chiesto se avesse parlato con "Fbi, Cia, Dia o qualsiasi altra agenzia di intelligence statunitense in merito alla ricerca sui virus" prima, durante o dopo la pandemia. Fauci eluse ripetutamente le domande, prima di affermare falsamente: "a mia conoscenza, no, riguardo al Covid"». Una risposta definitiva sull'origine del Covid non c'è ancora, nemmeno dopo la pubblicazione di questi documenti dei servizi segreti. Ma si inizia, se non altro, a ricostruire la storia di chi ha avuto tutto l'interesse ad allontanarci dalla verità. E solo negli Usa se ne parla. In Cina no.

23 jun 20265 min
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Mondiali di calcio: mangia, prega e segna, ma se sei islamico, non cristiano

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8580 [https://www.bastabugie.it/8580] MONDIALI DI CALCIO: MANGIA, PREGA E SEGNA, MA SE SEI ISLAMICO, NON CRISTIANO di Andrea Zambrano   Il cristianesimo dà fastidio anche ai Mondiali, mentre all'Islam si fanno ponti d'oro. Non è passata inosservata nella sua patria, la Germania, la preghiera che il calciatore Felix Nmecha ha pronunciato al termine della partita che la nazionale teutonica ha giocato contro Curaçao vincendo 7 a 1. Proprio l'attaccante tedesco di origini nigeriane ha dato con un suo gol il via alla goleada tedesca. Ma non è per ragioni meramente sportive che ce ne occupiamo. Il motivo è legato alla sua fede cristiana. Una fede, è di professione evangelica, che il giovane attaccante vive in modo pubblico. Dopo aver segnato il gol, si è inginocchiato sul prato, ha formato con le mani una corona sulla testa e l'ha depositata sul campo. Poi ha teso le mani verso il cielo e successivamente ha pubblicato una foto di questo momento su Instagram con le parole "Thank you Jesus!". Dopo la partita, inoltre, ha formato un cerchio di preghiera insieme a Jonathan Tah e a un paio di giocatori di Curaçao. Il motivo di questo atteggiamento è legato alla sua fede cristiana. «Il calcio è la mia passione, Gesù è il mio fondamento» aveva detto in passato e «ogni volta che entro in campo, non si tratta di me, ma di glorificare Dio». Parole e atteggiamenti che stanno facendo storcere il naso a più di uno nel suo paese, alle prese con una drammatica secolarizzazione, come sulla Bussola scriviamo spesso a proposito della Germania. Le critiche che gli sono piovute addosso provengono tutte dalla stampa, che ha non solo criticato Nmecha, ma lo ha pure dileggiato. «Un calciatore professionista con la fissa per Cristo: cartellino rosso per Gesù!»; «Il giocatore della nazionale tedesca Felix Nmecha ostenta la sua fede come un ostensorio. Dietro di essa si nasconde una cupa visione dell'umanità». «La preghiera di Nmecha dopo la partita dei Mondiali è una pietra d'inciampo». Cose così, per far capire il tenore di articoli livorosi, che scavano nel suo passato per trovare una mela bacata da azzannare. LE "ACCUSE" E che infatti trovano. Il calciatore, infatti, in passato aveva criticato l'ideologia omosessualista portata avanti dalle brigate Lgbt che anche in Germania sono molto agguerrite. E così lo accusano di essere omofobo e transofobo: «Il giocatore aveva precedentemente condiviso o messo "mi piace" a diversi contenuti transfobici e omofobi sul suo account Instagram. In uno dei post, il movimento LGBTQ+ e il concetto di "Pride" venivano paragonati al diavolo. In un altro, un estremista di destra statunitense derideva una persona trans minorenne», si legge sulla stampa tedesca. Apriti cielo. Tanto è bastato per farlo diventare un bersaglio di critica e scherno che va ben oltre il rettangolo di gioco. Non è una novità che la cristianofobia in Europa si stia radicalizzando proprio prendendo come pretesto la critica alle ideologie antiumane, che si sono imposte nel Vecchio Continente. E così, anche una manifestazione di lode a Dio per un semplice gioco, diventa occasione per tappare la bocca.  Infatti, il caso si allarga perché Nmecha ha detto di appartenere ad una sorta di congrega internazionale di calciatori, che hanno in comune non la squadra d'appartenenza di club e nemmeno la nazionale e neppure il ruolo, ma semplicemente la loro fede in Gesù Cristo. "Ballers in God" (tradotto: giocatori in Dio) è una rete, parlare di movimento è esagerato, fondata nel 2015 dal calciatore inglese John Bostock e che si prefigge di utilizzare il calcio per diffondere il messaggio di Gesù Cristo, supportando e guidando i giocatori nella loro fede. Lodevole, soprattutto se pensiamo che il mondo del calcio, e dello sport in generale ad alti livelli, è quanto di più lontano da certi valori evangelici.  Ma non per certa stampa e, evidentemente certa opinione pubblica tedesca ed europea, che rimprovera a questi calciatori di non limitarsi a vivere nel privato la loro fede, pena appunto la scomunica. Perché, il problema sta tutto nel portare la fede nell'agone pubblico e misurarla con le ideologie invece che vanno per la maggiore. Ma che ci sia un doppiopesismo neanche tanto latente è provato da altri due episodi che hanno come teatro lo stadio di Atlanta, dove domenica la Spagna ha battuto 4 a 0 l'Arabia Saudita. Qui, la religione sotto osservazione è l'Islam, ma guardiamo bene che trattamento ha ricevuto. I TIFOSI SAUDITI CON TUTTI GLI ONORI Anzitutto lo stadio si è preparato ad accogliere i tifosi sauditi con tutti gli onori: spazi appositi dedicati alla preghiera islamica e offerta di cibi halal nei punti ristoro dell'impianto. Più che libertà religiosa, siamo nel campo di un gesto di sottomissione che difficilmente a parti rovesciate vedremmo negli stadi di Rabat. Celebre, infatti, è il segno di croce che Cristiano Ronaldo fece in diretta tv dopo aver segnato un gol quando giocava nell'Al Nasr. Scatenò un putiferio, venne redarguito anche se la passò liscia, probabilmente grazie all'ingaggio milionario che gli fece da scudo. Ma il motivo era semplice: in Arabia è vietata ogni forma di ostentazione pubblica della fede. I calciatori non possono entrare in campo facendosi il segno di croce, che per la verità anche da noi, ha acquisito un valore scaramantico più che di manifestazione pubblica di fede. In ogni caso, sarebbe impensabile in Arabia una norcineria in uno stadio per far felici i tifosi occidentali amanti di carne di maiale e costine alla brace.  Sottomissione americana a parte, sempre nella stessa partita, è interessante notare il destino rovesciato capitato a Lamine Yamal, stella nascente della nazionale spagnola e, come noto, di origini marocchine per parte di padre. Al suo debutto con la nazionale delle Furie rosse al mondiale, Yamal ha segnato e durante l'esultanza si è inginocchiato alla maniera islamica, puntando le braccia al cielo. Un chiaro segno di ossequio ad Allah. Del resto, il giovane fuoriclasse del Barcellona non è la prima volta che ostenta la sua fede islamica in pubblico. E lo ha fatto anche domenica, nella seconda partita dei campioni d'Europa al Mondiale americano. Proteste? Zero. Critiche in Spagna per questa ostentazione della fede? Neanche lontanamente l'ombra. Anzi, certi siti musulmani hanno esaltato il gesto del calciatore che non è certo il primo (anche Antonio Rüdiger e Mohamed Salah lo hanno fatto). Ovvio che il Mondiale è una vetrina capace di fissare anche nell'opinione pubblica certi gesti e cristallizzarli. L'opinione pubblica europea invece, scatenata contro Nmecha, zitta. Per il musulmano Yamal sono piovuti elogi, per il povero cristiano Nmecha solo critiche. Ed è anche da questi particolari, parafrasando De Gregori, che si giudica un giocatore e - aggiungiamo noi - il termometro della cristianofobia.

23 jun 20266 min
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L'arca di Noè, nuove scoperte su dove potrebbe essere

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8562 [https://www.bastabugie.it/8562] L'ARCA DI NOE', NUOVE SCOPERTE SU DOVE POTREBBE ESSERE di Giuliano Guzzo   L'arca di Noè, al centro di uno dei racconti più noti del Vecchio Testamento, forse è stata individuata. Lo pensa un gruppo di ricercatori statunitensi che non solo da tempo ispeziona con il georadar il sottosuolo del suggestivo sito di Durupınar - non lontano dal massiccio del monte Ararat, in Anatolia orientale (Turchia) - ma è ora convinto d'aver trovato degli indizi rilevanti e meritevoli di approfondimenti. Prima di vedere di che si tratta, però, è opportuno fare un passo indietro e dire qualcosa di più su tale sito. Tutta la vicenda ebbe inizio nel 1959 quando, durante una ricognizione aerea, il capitano dell'esercito turco İlhan Durupınar individuò una formazione irregolare nelle montagne della Turchia orientale che assomiglierebbe a una nave. Proprio questa somiglianza - piuttosto visibile anche a occhio nudo - ha per decenni spinto esperti, fedeli ma anche semplici curiosi ad ipotizzare che la formazione, chiamata appunto di Durupınar dal nome del suo poc'anzi menzionato scopritore, altro non sarebbe che il punto in cui si era fermata l'Arca di Noè. Ad alimentare la suggestiva ipotesi ci sono non solo delle somiglianze esteriori (effettivamente la formazione ricorda un'imbarcazione), ma anche delle similitudini nelle misurazioni. Il sito infatti misura circa 515 piedi di lunghezza (circa 157-160 metri), estensione che risulterebbe davvero prossima a quella dei 300 cubiti (circa 133,35 metri) indicati nel sesto capitolo della Genesi come, appunto, lunghezza dell'Arca. Solo una coincidenza? Secondo molti studiosi sì e c'è chi da tempo ritiene la questione del tutto risolta. Il riferimento è qui ad un articolo pubblicato nel 1996 sul Journal of Geoscience Education dal geologo Lorence Collins, in collaborazione con David Fasold - il quale, peraltro, all'inizio credeva alla tesi dell'Arca -, nel quale si sostiene l'ipotesi della struttura geologica naturale, facendo presente come i presunti componenti artificiali (residui di ferro e metallici) sarebbero null'altro che minerali vulcanici ossidati e sedimenti. Il dibattito sul sito di Durupınar non si è però mai chiuso del tutto. Prova ne sia quanto avvenuto nel 2017, quando il regista Cem Sertesen ha diffuso il documentario Noah's Ark, che ha riunito 22 anni di ricerche nella zona in cui molti credono si trovino i resti del grande vascello biblico. C'è poi il lavoro di Andrew Jones, fondatore di Noah's Ark Scans, il quale - insieme al suo team - da anni studia la formazione di Durupınar; e proprio Jones, per tornare agli ultimi sviluppi, utilizzando il georadar e la termografia a infrarossi avrebbe individuato quella che ritiene essere una struttura a forma di imbarcazione sepolta nel terreno. Le scansioni pare abbiano infatti rivelato una rete di tunnel sotterranei che attraversano il centro della struttura e ne percorrono i bordi interni; e tutti convergerebbero in una stanza interna. Da ultimo, va fatto presente come sarebbero stati rintracciati sul sito dei fossili marini, tra cui coralli e conchiglie che, a quell'altitudine, suggerirebbero che l'area in epoche remote possa essere stata sommersa. «Credo fermamente che questi siano i veri resti, sepolti e in decomposizione, dell'Arca di Noè, la famosa nave. E stiamo facendo del nostro meglio per convincere gli scettici e mostrare al mondo questo sito», ha dichiarato Jones a Fox News, sottolineando di aver trovato prove certe dell'«esistenza di tunnel a circa quattro metri di profondità e circa due metri di altezza, che percorrono il centro dell'imbarcazione e il bordo interno dello scafo. Crediamo fermamente che questa planimetria, che mostra tunnel e possibili travi e muri di sostegno, suggerisca che si tratti di un'opera artificiale e non di una formazione naturale». La stessa Fox ribadisce che molti geologi dissentono dalla tesi che vuole il sito di Durupınar formazione artificiale. Se però le nuove scoperte di Jones e del suo team dovessero rivelarsi entusiasmanti come annunciate, beh, una riapertura del dibattito sarebbe inevitabile. Da parte sua, Jones è sicuro: «Abbiamo la forma della nave, siamo nella posizione corretta e ora stiamo anche notando che il terreno all'interno è diverso da quello immediatamente esterno alla formazione». Se risultasse tutto confermato, non sarebbe affatto poco.

9 jun 20266 min
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Bruno Mars inizia il concerto con segno della croce e preghiera

VIDEO: Inizio del concerto di Bruno Mars ➜ https://www.youtube.com/shorts/hOqURtXeT-0 [https://www.youtube.com/shorts/hOqURtXeT-0] TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8548 [https://www.bastabugie.it/8548] BRUNO MARS INIZIA IL CONCERTO CON SEGNO DELLA CROCE E PREGHIERA di Manuela Antonacci   Bruno Mars ha lasciato ultimamente a bocca aperta i suoi fan mettendosi in ginocchio e non per fare una proposta di matrimonio, ma per pregare! Ebbene sì perché uno degli ultimi concerti del cantante che ha avuto luogo agli inizi di maggio a Las Vegas, durante il The Romantic Tour si è aperto in un modo totalmente inaspettato: con un video in cui lui prega davanti all'altare, per i suoi fan e la sua squadra, chiedendo a Dio protezione. Durante questo momento spirituale, il cantante ha recitato una preghiera che è già diventata virale sulle piattaforme digitali per il suo impatto così diretto. Bruno Mars, nel video, ha ringraziato Dio per l'opportunità di fare ciò che ama e ha chiesto, in particolare, la forza perché la sua band, quella sera, potesse, offrire uno spettacolo indimenticabile: «L'unica cosa che vi chiedo è di proteggere tutti i presenti» conclude l'artista nel clip, proprio prima di fare il segno della croce mentre le campane suonano a festa. C'è da dire che il video ha collezionato ben 2, 5 milioni di visualizzazioni, 322.000 like, oltre 13.400 repost e più di 27.000 condivisioni. Tanti i commenti che lodano l'iniziativa del cantante. In particolare, un fan ha scritto sotto il video di Bruno Mars: «Come Hooligan da 16 anni, questo momento ha toccato molto il mio cuore cattolico. (...) Il modo in cui Bruno ha posto Dio al primo posto è stato davvero bello. È stato un momento così intimo vederlo inginocchiarsi davanti a Dio, pregare per la protezione di tutti i presenti allo stadio e fare il segno della croce. Vederlo poi esibirsi sul palco mentre indossava il suo crocifisso e la medaglia di Nostra Signora di Guadalupe lo ha reso ancora più significativo. È un momento che davvero non dimenticherò mai come Hooligan. Grazie, Dio, per avermi dato l'opportunità di vedere Bruno in tour ancora una volta!» Comunque non è un caso che l'immagine della Vergine di Guadalupe chiuda la scena del video di Mars, perché il legame di Bruno Mars con questa sua devozione era già emerso in precedenza. Il cantante aveva già incluso riferimenti religiosi in opere precedenti come il video "Risk It All", come anche il nostro giornale aveva messo in evidenza. In particolare, nel video di questa sua ultima canzone il cui titolo, in italiano, si traduce con "Giocati tutto", veniva raccontata e rappresentata sulle note di una ballata romantica, una storia semplice e, ormai, controcorrente: una coppia che decide di sposarsi, in un contesto non semplicemente romantico, ma in cui emergono dettagli davvero inaspettati. La location è una chiesa disseminata di statue dei santi, con una Madonna in primo piano, inoltre nei primi istanti della clip si intravedono un rosario e la Medaglia Miracolosa. Infine, lo stesso Mars si mostra seduto sia fuori sia dentro la chiesa mentre suona la chitarra portando al collo quella stessa medaglia insieme a un crocifisso. Insomma, incredibile ma vero, nello star system, c'è ancora chi ha ancora il coraggio di non rinnegare se stesso, la propria cultura di appartenenza, persino se questa ha a che fare con una cosa considerata, nel mondo di oggi, così "scomoda", come la fede. Bruno Mars è sempre la star che conosciamo e la sua voce e il suo stile rimangono inconfondibili, ma di certo, un concerto in cui anche Dio è invitato è e sarà sempre tutta un'altra musica!

2 jun 20264 min