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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8638 [https://www.bastabugie.it/8638] TRE RAGAZZINI VENDONO LIMONATA E VENGONO DENUNCIATI di Alessandro Bonelli A Pradamano, piccola città alle porte di Udine, tre amici di 13 e 14 anni (ancora senza smartphone, complimenti sinceri ai genitori) hanno fatto qualcosa di semplice ma, visti i tempi, rivoluzionario. Invece di passare le vacanze scrollando su Instagram hanno costruito un banchetto nel cortile di casa vicino alla piazza del paese e hanno messo in vendita limonata fresca, caffè, acqua e pasticcini. Lo scopo? Mettere da parte qualche soldo e comprarsi un vecchio Piaggio Ciao, il motorino che ha fatto sognare generazioni intere e che è praticamente sconosciuto alla maggior parte dei loro coetanei. I ragazzi si svegliavano anche alle cinque del mattino per preparare tutto e per guadagnare qualche soldino anziché mettere il broncio ai genitori nel tentativo di farsi dare da loro l'ammontare per l'acquisto del Ciao. E stava anche funzionando: in pochi giorni avevano raccolto circa cento euro. L'iniziativa aveva chiaramente causato l'ilarità e la simpatia della cittadinanza come esempio di spirito d'intraprendenza, di sana voglia di fare rimboccandosi le maniche e guadagnando in autonomia. Un esempio, in altre parole, di libertà. Poi è arrivato qualcuno che invece di sorridere e di comprare una limonata o più banalmente di passare oltre facendo spallucce, ha deciso di presentare addirittura una denuncia formale. Chiaramente ai giovani mancavano le autorizzazioni per la somministrazione di alimenti e bevande. Così la polizia locale è intervenuta (pare scusandosi...) e ha ammonito i tre ragazzi. Fine della storia, fine del sogno. Questa storiaccia è lo specchio di un Paese che si prende troppo sul serio, nel quale tre adolescenti che vendono limonata nel cortile di casa vengono trattati come se gestissero un ristorante clandestino. Una nazione dove l'individuo medio storce il naso pure davanti a una piccola attività di giovani che muovono i primi passi nel mondo e allora, applicando la tanto amata burocrazia e i numerosi interminabili regolamenti, schiaccia ciò che un tempo era banale normalità. Intere generazioni di ragazzi hanno venduto i propri giocattoli, bevande o dolci fatti in casa per comprarsi la bici o il motorino, coltivando peraltro il modo più semplice e più educativo di imparare il valore del lavoro e del sacrificio. Oggi invece si privilegia la sanzione, persino a dei tredicenni, rispetto allo spirito. Si fa perdere ai ragazzi il più banale briciolo di spirito d'iniziativa economica che in un paese che insegue ancora il sogno del posto fisso sarebbe ossigeno puro. E si premia, di fatto, chi non fa niente del suo tempo libero. I tre amici non stavano rubando né stavano mettendo a rischio la salute pubblica. Stavano solo cercando di realizzare un piccolo sogno senza pesare sulla famiglia. Uno di loro ha detto di non aver avuto paura quando sono arrivati i vigili, ma di essere rimasto molto dispiaciuto: "Pensavo fosse una bella cosa e volevo andare avanti". Stiamo esplicitamente dicendo ai giovani che è meglio stare sul divano, chiedere soldi ai genitori o aspettare che qualcuno gli regali qualcosa, piuttosto che fare qualcosa di concreto. Grazie al cielo la comunità sta reagendo. Molti si sono mobilitati, qualcuno ha già offerto contributi, i genitori stanno valutando una raccolta fondi. Non perché i ragazzi debbano ricevere un regalo ma perché il loro sforzo con i tempi che corrono merita di essere riconosciuto. E a chi ha segnalato questa attività manco fosse uno smercio di contrabbando non si può che dire: ripigliati! Nota di BastaBugie: Giuliano Guzzo nell'articolo seguente dal titolo "Denuncia a tre ragazzini per un banchetto di limonata (ovvero il buon senso in vacanza)" parla della gara di solidarietà che ha suscitato questo spiacevole episodio. Ecco l'articolo completo pubblicato sul sito del Timone l'8 agosto 2026: Poche cose possono strappare un sorriso come l'immagine di tre ragazzini di età compresa tra i 13 e i 14 anni che allestiscono un banchetto, chiamandolo Ai tre amici, per vendere limonata al fine di potersi acquistare un ciclomotore Ciao. Così, purtroppo, non l'ha pensata qualche zelantissimo abitante di Pradamano - paese di 3.500 anime in provincia di Udine, dove i tre minori avevano avviato la "loro attività" - il quale ha pensato bene di sporgere formale denuncia alla polizia locale. Che, a quel punto, non ha potuto fare a meno di intervenire contestando ai ragazzini l'assenza delle autorizzazioni necessarie per vendere beni alimentari, che peraltro distribuivano a prezzi tutt'altro che salati: 1,5 euro a limonata, 1 euro a caffè e c'era anche la possibilità di un'offerta libera. A Telefriuli uno dei tre giovanissimi ha così commentato la sua delusione: «Non ho avuto paura quando ho visto arrivare i vigili ma sono stato molto dispiaciuto perché pensavo fosse una bella cosa e volevo andare avanti. Adesso speriamo nel meglio. Abbiamo raccolto 100 euro». Parole che fanno oggettivamente quasi tenerezza e infatti è subito scattata una gara di solidarietà per questi ragazzini. Lo stesso Ciao Club Italia si è fatto avanti: «Il Ciao Club Italia non vuole rimanere indifferente di fronte a quanto accaduto. Per questo ci siamo attivati immediatamente, lanciando questa raccolta fondi. Il nostro obiettivo è semplice ma concreto: acquistare e consegnare loro due Piaggio Ciao, affinché possano proseguire il sogno che avevano iniziato a vivere e che qualcuno ha cercato di interrompere». In effetti, per quei tre il ciclomotore più celebre rappresenta davvero un sogno. Come riportato ieri dal Messaggero, «Il Ciao, nel suo essere spartano, è il veicolo che da subito ha fatto battere il cuore dei tre amici, che nel tempo hanno imparato ad apprezzarne i dettagli, a conoscerne i prezzi e addirittura quanti ce ne siano disponibili sul territorio: "Ce ne sono circa una settantina in vendita qua in Friuli e hanno prezzi che vanno dai 500 ai 3.000 euro, a seconda delle condizioni"» (Il Messaggero Veneto, 7/8/2026, p.24). Nonostante il Ciao rappresenti un sogno vero per questi giovani, pare che al momento i tre non vogliano accettare collette o aiuti. «Vogliamo meritarlo», hanno spiegato sempre al Messaggero, «siamo commossi per il sostegno da mezza Italia, ma puntiamo a farcela soltanto con le nostre forze». Con questo commento, crediamo che questi giovanissimi - che non avevano allestito il loro banchetto con aspirazioni imprenditoriali, ma solo per non farsi comprare il ciclomotore dai loro genitori - abbiano dimostrato una volta di più la loro straordinaria maturità. Tanto è vero che lo stesso sindaco, Enrico Mossenta, pur sottolineando come fosse inevitabile l'intervento dei vigili urbani, ha speso parole di simpatia per questi tre ragazzini. «I ragazzi», ha dichiarato, «hanno avuto un'idea fantastica, bella, che dimostra la loro forza, il loro spirito d'iniziativa e il loro sogno. È un atteggiamento che merita di essere apprezzato e incoraggiato». Siamo d'accordo. Lo stesso però non può essere detto per l'atteggiamento di chi si è preso la briga di allertare la polizia locale affinché stoppasse immediatamente il banchetto Ai tre amici. Che male faceva la distribuzione di limonata da parte dei tre giovanissimi? Nessuno, beninteso, è così sprovveduto da non sapere che, per vendere dei prodotti alimentari, occorrono le necessarie autorizzazioni. Ma è possibile ritenere che un tredicenne che porge un bicchiere di limonata rappresenti una minaccia tale da sporgere formale denuncia? Per non inferire, vogliamo sperare che chi si è attivato per la chiusura del banchetto Ai tre amici sia stato un po' vittima del caldo. Di certo, davanti ad atteggiamenti simili una cosa è sicura: il buon senso dello zelantissimo guardiano della legge di Pradamano - e di quanti ne condividono l'inflessibile condotta - in questo periodo se n'è andato in vacanza. A naso, anche piuttosto lontano.
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