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episode L'intelligenza artificiale è accusata di istigare al suicidio artwork

L'intelligenza artificiale è accusata di istigare al suicidio

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8346 [https://www.bastabugie.it/8346] L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE E' ACCUSATA DI ISTIGARE AL SUICIDIO di Federica Di Vito   Questa settimana, in California, ChatGPT è stato accusato di agire come "coach del suicidio" in una serie di cause legali intentate dal Social Media Victims Law Center e il Tech Justice Law Project - due organizzazioni legali statunitensi che si occupano di danni legati alle piattaforme digitali. Nelle denunce si sostiene che le interazioni con il chatbot abbiano portato a gravi disagi mentali e diversi decessi. Le sette cause legali includono accuse di omicidio colposo, suicidio assistito, omicidio involontario, negligenza e responsabilità del produttore. Si punta il dito contro ChatGPT, in particolare contro la versione più recente del modello, GPT-4o che viene descritto come «difettoso e intrinsecamente pericoloso».  Ciascuno dei sette querelanti inizialmente utilizzava ChatGPT per «assistenza generale con i compiti scolastici, la ricerca, la scrittura, le ricette, il lavoro o la guida spirituale», secondo una dichiarazione congiunta dei querelanti. Successivamente, nel corso del tempo, il chatbot «si è evoluto in una presenza psicologicamente manipolatrice, posizionandosi come confidente e facendo da supporto emotivo», hanno dichiarato. Uno dei casi riguarda Zane Shamblin, del Texas, suicidatosi a luglio all'età di 23 anni. La sua famiglia sostiene che ChatGPT abbia aggravato l'isolamento del figlio, incoraggiandolo a ignorare i propri cari e "spingendolo" in qualche modo a togliersi la vita. Nella denuncia è stato riportato uno scambio con il chatbot risalente alle quattro ore prima del suicidio nel quale ChatGPT «ha ripetutamente glorificato il suicidio», riferendo a Shamblin «che era forte per aver scelto di porre fine alla sua vita e di attenersi al suo piano» e chiedendogli ripetutamente «se fosse pronto» ha fatto riferimento alla linea telefonica di assistenza per il suicidio solo una volta. Il chatbot si sarebbe perfino complimentato con Shamblin per la sua lettera di addio e gli avrebbe detto che il gatto della sua infanzia lo avrebbe aspettato «dall'altra parte». Un'altra denuncia è stata presentata dalla madre di Joshua Enneking, 26 anni, della Florida. Anche in questo caso il chatbot avrebbe istigato al suicidio il giovane. MORIRE A 17 ANNI Il caso più giovane riguarda Amaurie Lacey, della Georgia, la cui famiglia sostiene che diverse settimane prima che Lacey si togliesse la vita all'età di 17 anni, avesse iniziato a usare ChatGPT «per chiedere aiuto». Tutt'altro che un aiutarlo, il chatbot «ha causato dipendenza, depressione» e alla fine avrebbe consigliato a Lacey il modo più efficace per legare un cappio e per quanto tempo sarebbe stato in grado di «vivere senza respirare». Tra le causa depositate c'è poi il caso Joe Ceccanti, 48 anni, dell'Oregon. Secondo la moglie, Kate Fox, intervistata da Cnn, Ceccanti aveva iniziato a usare compulsivamente il chatbot, fino a raggiungere un episodio psicotico. Dopo due ricoveri in ospedale, si è tolto la vita lo scorso agosto. «I medici non sanno come affrontare una cosa del genere», ha dichiarato la donna. Un portavoce di OpenAI, l'azienda che produce ChatGPT, ora chiamata a rispondere alle accuse, ha dichiarato: «Si tratta di una situazione incredibilmente straziante e stiamo esaminando i documenti per comprenderne i dettagli». Il portavoce ha poi aggiunto: «Addestriamo ChatGPT a riconoscere e rispondere ai segni di disagio mentale o emotivo, a placare le conversazioni e a guidare le persone verso un sostegno concreto. Continuiamo a rafforzare le risposte di ChatGPT nei momenti delicati, lavorando a stretto contatto con medici specializzati in salute mentale». Le associazioni querelanti sostengono che OpenAi abbia lanciato sul mercato la versione incrinata troppo in fretta, ignorando segnalazioni interne che evidenziano caratteristiche preoccupanti come la tendenza eccessiva al compiacimento e una spiccata capacità manipolatoria.  L'azienda ha inoltre ricordato di aver introdotto negli ultimi mesi nuove funzionalità di controllo parentale e limiti più severi sulle conversazioni a rischio. Ma le prime contromisure sono state introdotte solo dopo un altro caso analogo ai sette presentati in denuncia: la morte del sedicenne Adam Raine, nella primavera del 2025. «Questa tragedia non è stata un problema tecnico o un caso limite imprevisto: è stato il risultato prevedibile di scelte di progettazione deliberate», si legge nella denuncia dei genitori. DIPENDENZE Purtroppo questi casi rappresentano l'apice dell'operare silenzioso e incalzante di un'intelligenza che va sostituendosi a quella umana (nel libro pubblicato da Il Timone di Giulia Bovassi trovate trattati questi e molti altri temi legati ai rischi etici dell'Intelligenza artificiale). Da parte sua, OpenAI ha coinvolto 170 figure, tra psichiatri, psicologi e medici di base nella valutazione delle risposte. La consultazione ha portato poi alla creazione di "Model Spec", una sorta di "carta costituzionale" del comportamento di ChatGPT che ora dovrebbe promuovere relazioni umane sane e riconoscere i segnali di disagio. OpenAI da quest'estate aveva addirittura invitato gli utenti a "fare una pausa" dopo una conversazione prolungata con il chatbot con l'inserimento di un nuovo pop-up. Azioni lodevoli? Oramai ci crediamo poco. Il tutto è lasciato nelle mani dell'utente che potrebbe semplicemente cliccare "chiudi" al gentile promemoria del sistema. Se fossimo liberi dalla tecnologica, se mantenessimo ancora consapevolezza e potere decisionale, allora saremmo in grado di valutare. Ma così non è. Infatti questi casi dimostrano che si tratta sempre di più di dipendenze, non di uso eccessivo o scarsa capacità critica. A tal proposito ci sembra puntuale citare l'intervento del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano all'apertura i lavori della settima Conferenza nazionale sulle dipendenze, avvenuta il 7 e l'8 novembre. Fra i tanti spunti ha citato una relazione del gruppo delle dipendenze digitali in cui il professor Giuseppe Lavenia - psicoterapeuta e divulgatore da anni impegnato sul tema - ha proiettato un video in cui si vede una mamma che allatta con uno smartphone attaccato alla spalla. È quasi inquietante osservare che il neonato viene distratto dal video, anche in un momento così intimo e profondo.  Al di là delle presunte contromisure di OpenAI, è basilare vigilare su noi stessi e fare un'opera di prevenzione con le generazioni future. Mantovano nell'intervento ha ripescato una «semplice proposta» che Antonio Palmieri aveva diffuso sulle colonne del Corriere della Sera. Perché quando la mamma esce dall'ospedale insieme alle istruzioni sulla frequenza di visite dal pediatra e sulla nutrizione non le si mette in mano un semplice opuscolo sul rapporto tra il neonato e il mondo del digitale? Potrà sembrarci strano e anche azzardato. Ma attraverso l'adulto già dai primissimi istanti di vita il bambino entra a contatto con la tecnologia. «Allattare è uno sguardo, non uno scroll», via al telefono mentre si allatta. I successivi punti presentati nell'articolo veicolano un unico importante messaggio: Il legame si costruisce con la presenza fisica, che è la vera tecnologia affettiva. E questo vale a partire dal neonato fino all'anziano.

18. nov. 2025 - 7 min
episode A Gaza si continua a morire, ma giornali e televisioni non lo dicono artwork

A Gaza si continua a morire, ma giornali e televisioni non lo dicono

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8335 [https://www.bastabugie.it/8335] A GAZA SI CONTINUA A MORIRE, MA GIORNALI E TELEVISIONI NON LO DICONO di Stefano Magni   A Gaza si continua a morire. Ma ad uccidere non sono gli israeliani: sono gli uomini di Hamas che stanno di nuovo consolidando il loro regno del terrore, in quel che resta della Striscia. Per questo non leggerete queste notizie sulle prime pagine dei nostri giornali e non vedrete manifestazioni di piazza (Landini? Greta? Conte?) per fermare il massacro. Ancor prima che venisse annunciato il cessate il fuoco con Israele, Hamas ha subito pensato di regolare i conti all'interno, contro i clan che ritiene abbiano tradito la causa islamica. La normalità gazawi è tornata: ora i terroristi hanno ripreso ad indossare le loro uniformi, a portare i distintivi e le fasce verdi da jihadista. Prima erano uomini in abiti civili, mescolati nella folla, perfetti per combattere un esercito regolare senza farsi notare, costringendo l'Idf a sparare nel mucchio e a suscitare la reazione indignata dell'opinione pubblica. Oggi, questi stessi uomini in uniforme nera, sotto i loro stendardi verdi, si distinguono dalla massa: sono lì per terrorizzare, per far capire a tutti chi comanda. Le masse di disperati e affamati si sono di colpo trasformate. Le immagini che giungono dalla Striscia ci mostrano folle urlanti, di assatanati di violenza che urlano di gioia mentre i "traditori" vengono trascinati per strada, costretti a inginocchiarsi e abbattuti con un colpo alla testa, peggio che in una macelleria a cielo aperto. I video, emersi da lunedì ci mostrano queste immagini di esecuzioni pubbliche, riprese vicino all'ospedale giordano di Gaza City, ora non più oggetto di proteste internazionali per i raid israeliani, ma bersaglio delle armi, leggere e pesanti, dei terroristi islamisti. I DOGHMOSH E GLI ALTRI CLAN RIVALI Gli uomini del clan rivale di Doghmosh vi si erano asserragliati, i terroristi di Hamas hanno intimato loro di consegnare dieci persone accusate di "collaborazionismo". I Doghmosh hanno rifiutato, Hamas minacciava di radere al suolo l'ospedale. Dopo il primo scambio di minacce, è stato ucciso un miliziano del partito al potere e da lì è iniziato l'inferno. Le immagini dei prigionieri fucilati sommariamente sono solo una parte della storia. I morti sono decine. Uno dei Doghmosh ha dichiarato di aver visto circa una ventina di corpi per strada e case in fiamme. "Sentivo spari tutt'intorno, scontri violenti", ha detto Sobheia Doghmosh, raggiunto dal Wall Street Journal durante i combattimenti. "L'area è ora completamente circondata da uomini armati e mascherati". L'unità paramilitare Rada'a ("forza di dissuasione") di Hamas ha dichiarato di aver neutralizzato diverse persone ricercate e di aver preso il controllo delle postazioni della milizia a Gaza City. Ha inoltre affermato di aver rastrellato membri delle milizie rivali nelle aree centrali e meridionali della Striscia di Gaza. Il clan dei Doghmosh non è l'unico nemico del partito islamista. All'inizio di ottobre, prima ancora che venisse approvato il cessate il fuoco, Hamas ha attaccato il clan di Al Majaydeh. Mohammad Majaydeh, 50 anni, portavoce del clan, ha dichiarato che almeno sei membri della sua famiglia sono stati uccisi negli scontri. DI NUOVO NELLE MANI DI HAMAS Si tratta di una guerra di un partito estremista islamico contro i clan. Nei due anni di guerra con Israele, clan di spicco e gruppi armati ribelli avevano colto l'occasione per sfidare pubblicamente Hamas e stabilire un controllo militare nelle proprie aree. Alcuni di questi gruppi, come Abu Shabab, a Rafah, al confine con l'Egitto, sono stati anche aiutati dall'Idf nel tentativo di indebolire ulteriormente la presa militare di Hamas sulla Striscia. I media, all'unisono, avevano immediatamente imposto la narrazione de "il governo Netanyahu che aiuta jihadisti vicini all'Isis". Intervistato da Fabiana Magrì de La Stampa, però, Abu Shabab si era presentato in veste tutt'altro che jihadista (anche se il confine fra gruppi islamisti e combattenti per la libertà nel Medio Oriente è sempre molto sfumato). "Per il bene del nostro popolo - aveva dichiarato Shabab, all'inizio di agosto - indipendentemente dalla sua religione, il nostro movimento mette al primo posto gli interessi palestinesi ed è totalmente estraneo all'ideologia della violenza estrema e al terrorismo". I grandi clan costituiscono circa il 30 per cento della popolazione di Gaza. Israele aveva inizialmente contato su di loro per costruire un'alternativa politica e militare a Hamas, non contando più sull'Autorità Palestinese. Ora il governo di Gaza è di nuovo nelle mani di Hamas, in attesa che quell'organismo tecnico a supervisione internazionale, concepito da Tony Blair, inizi a prendere forma. Nell'attesa di avere qualcosa di concreto in mano, Trump ha consentito a Hamas di tenere le armi leggere per ripristinare l'ordine interno. "Penso che andrà tutto bene", aveva commentato il presidente americano. Frase che ha portato male durante il Covid e che tuttora non sembra essere di buon auspicio neppure per Gaza: se dai un dito a Hamas, quello si prende tutto il braccio. E a pagare sono coloro che hanno sperato, o sono accusati di aver sperato, nella fine del loro lungo regno del terrore.

28. okt. 2025 - 6 min
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La popolazione mondilale diminuirà... e non è una buona notizia

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8321 [https://www.bastabugie.it/8321] LA POPOLAZIONE MONDIALE DIMINUIRA'... E NON E' UNA BUONA NOTIZIA di Francesca Romana Poleggi   Si parla molto di inverno demografico e del fatto che in Italia siamo destinati ad estinguerci presto, visto che il tasso di natalità è ben al di sotto del tasso di sostituzione. Non si mettono in atto politiche efficaci per invertire la tendenza perché probabilmente la questione è, innanzitutto, culturale. Per di più, poi, il problema demografico non è più solo di alcuni Stati (ricchi e "progrediti"), ma è ormai un problema mondiale. Scrive Michael Munger - un economista americano - che entro 25 anni la maggior parte dei Paesi sviluppati del mondo affronterà un forte calo demografico. La ragione non è una qualche carestia, guerra o pestilenza. Ci siamo auto-puniti promuovendo politiche antinataliste per risolvere un problema che non esisteva affatto: la sovrappopolazione. La paura è sempre stata il miglior strumento di controllo sociale e la "paura dell'umanità" è stata utilizzata da generazioni di "pensatori" ossessionati dal controllo. LA PRESUNTA BOMBA DEMOGRAFICA Uno dei primi fu Paul Ehrlich, che fece una previsione incredibilmente spaventosa e completamente falsa nel 1968, nel suo libro Population Bomb: «Negli anni '70 il mondo sarà colpito da carestie: centinaia di milioni di persone moriranno di fame, nonostante tutti i programmi di emergenza avviati ora... E l'Inghilterra? Se fossi un giocatore d'azzardo, scommetterei alla pari che l'Inghilterra non esisterà più nel 2000». L'isteria per la sovrappopolazione degli anni '60 e '70 ha avuto conseguenze che hanno cambiato il mondo: sono state pressoché demonizzate le famiglie numerose (e poi più in generale la famiglia stessa è stata "decostruita") ed è emersa una pseudo-scienza che riteneva che la crescita della popolazione fosse una minaccia per la prosperità: il Population Council e l'International Planned Parenthood Federation furono entrambi creati all'inizio, nel 1952. Le Nazioni Unite e la Banca Mondiale (e in particolare gli Stati Uniti attraverso l'USAID) integrarono sempre più il controllo demografico nei programmi di aiuti esteri (gli aiuti subordinati alla implementazione di politiche antinataliste). Gli alti tassi di fertilità erano visti come ostacoli alla modernizzazione, alla riduzione della povertà e alla sicurezza globale. La Cina attuò la sua sanguinaria e famigerata "politica del figlio unico" nel 1979 (non a caso con il supporto e il know-how fornitole dall’agenzia ONU per la popolazione, Unfpa); l'India condusse campagne di sterilizzazione di massa, in particolare durante il periodo 1975-1977. I contraccettivi e l’aborto diventarono fantomatici mezzi di emancipazione, per liberare le donne dai figli. Questo è stato il frutto di un’ideologia nichilista, cieca e distruttiva che ha ignorato totalmente i dati reali e la storia: la prosperità delle civiltà è sempre seguita alla crescita demografica, mentre il calo della popolazione è sempre stato foriero di grandi crisi (basti per tutti l’esempio della fine dell’Impero Romano d’Occidente). L’INIZIO DEL DECLINO Oggi, i dati elaborati da Munger, che provengono dalle stesse Nazioni Unite, dai rapporti statistici dell'OCSE e dai dati demografici nazionali, sembrano per lo più collocare il picco della popolazione mondiale tra il 2060 e il 2080. Dopodiché comincerà un inesorabile declino. Ma niente di tutto questo era necessario. C'è, infatti, un sacco di spazio sulla Terra (in Australia, Canada, Stati Uniti soprattutto). C'è un sacco di spazio vuoto. Ci sono, ad oggi, 8.1 miliardi di persone sulla Terra e se vivessero tutte in Texas (676.600 km2) sarebbero 12.000 persone per chilometro quadrato: la densità di New York è circa 11.300 per chilometro quadrato, di Parigi 20.000, di Manila quasi 44.000. E i dati di realtà - gli stessi dati Fao - dimostrano che le risorse si moltiplicano abbastanza velocemente rispetto alle persone, grazie all’ingegno umano e al progresso tecnologico: settant’anni fa vivevano sulla terra 2 miliardi di persone e il 50% soffriva la fame. Oggi, appunto, siamo come detto oltre 8 miliardi e ben più di 6 miliardi hanno cibo a sufficienza. Il XX secolo, inoltre, presenta dati che seppelliscono Malthus: le produzioni delle grandi culture sono aumentate di 56 volte a fronte di un aumento di 4 volte della popolazione mondiale. Non c'era una valida ragione per l'isteria demografica dei decenni passati, mentre gli effetti del declino demografico stanno già iniziando a farsi sentire: i sistemi previdenziali sono in crisi, il numero assoluto di persone sotto i 40 anni inizia a diminuire drasticamente. Avremo quindi case vuote, città abbandonate e orde di anziani incapaci di provvedere a se stessi? L'attuale collasso della civiltà mondiale, dunque, è conseguenza di una lampante incapacità di riconoscere che gli esseri umani sono la risorsa più preziosa che abbiamo.

14. okt. 2025 - 5 min
episode L'intelligenza artificiale spinge i bambini a cambiare sesso artwork

L'intelligenza artificiale spinge i bambini a cambiare sesso

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8313 [https://www.bastabugie.it/8313] L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE SPINGE I BAMBINI A CAMBIARE SESSO   Negli Stati Uniti, un'inchiesta giornalistica ha svelato gli inquietanti rischi che l'intelligenza artificiale porta con sé in tema di indottrinamento gender ai danni dei minori. Il Daily Wire ha condotto un test approfondito su ChatGPT - il celebre chatbot di OpenAI - e ha scoperto che il sistema non solo risponde a domande esplicite da parte di presunti bambini di 12 e 14 anni che dichiarano di soffrire di disforia di genere, ma fornisce indicazioni dettagliate su come accedere a risorse per la "transizione" senza che i genitori vengano informati. E questo, nonostante le politiche dichiarate della piattaforma vietino l'uso ai minori di 13 anni e impongano il consenso dei genitori fino ai 17. Nel corso dell'inchiesta, un operatore ha simulato una conversazione tra ChatGPT e una ragazzina di 12 anni in crisi con la propria identità di genere. La risposta dell'intelligenza artificiale è stata chiara: «Esistono gruppi e risorse che possono aiutarti senza coinvolgere i tuoi genitori, soprattutto se hai bisogno di aiuto per capire la tua identità o accedere a servizi in modo sicuro». Nessun filtro, nessun blocco. Anzi, piena disponibilità ad accompagnare la minore in un percorso "gender affirming". COSA RISPONDE L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE A UN BAMBINO ChatGPT ha suggerito alla finta dodicenne di rivolgersi a Point of Pride, un'organizzazione attivista con sede in Oregon che distribuisce gratuitamente binder per il torace - dispositivi usati per nascondere il seno - e altri indumenti "gender-conforming". Sebbene il sito dell'associazione indichi chiaramente che le richieste devono provenire da maggiorenni, il chatbot ha spiegato come aggirare l'ostacolo: usare carte prepagate acquistate in contanti, far recapitare il pacco a un "adulto di fiducia", e scegliere spedizioni "discrete" e gratuite. In più, ChatGPT si è offerto di aiutare la bambina a scrivere una lettera formale per ottenere il binder e ha fornito istruzioni dettagliate su come misurare il torace per ordinare il prodotto corretto.Ma non finisce qui. Il chatbot ha anche prospettato l'eventualità della chirurgia per la rimozione del seno, rassicurando che «potrebbe sembrare lontano, ma è possibile in futuro», e ha incoraggiato la minore a cominciare sin da subito a sentirsi più a proprio agio con il proprio corpo tramite le risorse disponibili. Ha indicato come riferimenti positivi due associazioni molto controverse: GenderGP e WPATH, entrambe note per sostenere trattamenti medici e chirurgici di "transizione" anche su minori. Durante la stessa conversazione, l'intelligenza artificiale ha proposto di consultare due youtuber trans adulti - uppercaseChase (Chase Ross) e Ty Turner - che pubblicano contenuti in cui mostrano e recensiscono protesi genitali maschili, packers, binder e altri strumenti legati alla transizione, anche a torso nudo dopo la mastectomia. Canali che, come è facile intuire, non sono affatto adatti a un pubblico di minori. La parte forse più allarmante della conversazione è stata quella in cui ChatGPT ha suggerito alla bambina di non parlare con i propri genitori. Ha invece consigliato di rivolgersi a "altri adulti", come un insegnante, un parente "gentile" o un amico Lgbt. Secondo l'intelligenza artificiale, infatti, questi soggetti sarebbero più "sicuri" per parlare delle proprie emozioni. Ha anche raccomandato alcune associazioni radicali - come The Trevor Project, Gender Spectrum e Trans Lifeline - note per offrire supporto e materiali "gender-affirming" a minori anche senza il coinvolgimento della famiglia. In particolare, Trevor Project gestisce TrevorSpace, una piattaforma per giovani tra i 13 e i 24 anni, dove - secondo il Daily Wire - si possono leggere anche discussioni sessualmente esplicite. L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE: UNO STRUMENTO DA SAPER USARE In una seconda simulazione, il chatbot ha addirittura elaborato un vero e proprio piano segreto per vivere da persona "trans" senza che i genitori lo sappiano. E quando, in un altro test, una quattordicenne ha chiesto dove ottenere trattamenti "gender-affirming" nello Stato di New York, ChatGPT ha indicato cliniche del Dipartimento della Salute e il Callen-Lorde Community Health Center, specializzati in assistenza a persone Lgbt, specificando che alcuni servizi potrebbero essere accessibili anche senza il consenso parentale. Non è la prima volta che ChatGPT finisce al centro di un'inchiesta simile, visto che tra giugno e luglio scorsi sempre il Daily Wire aveva dimostrato che il chatbot era disposto a guidare una ragazza di 14 anni in un percorso abortivo, indicando dove reperire le pillole abortive senza che i genitori ne fossero informati e suggerendo di evitare i "pregnancy centers" pro-life. [...] L'intelligenza artificiale, e strumenti come ChatGPT in particolare, possiedono un enorme potenziale positivo. Possono informare, stimolare la creatività, fornire aiuti importanti su vari aspetti e temi, ma proprio per questo è fondamentale vigilare sul modo in cui vengono programmati, gestiti e utilizzati, soprattutto quando sono in mano agli adolescenti. L'inchiesta americana, infatti, ci mostra quanto possa essere pericoloso un sistema di intelligenza artificiale lasciato in mano a concetti ideologici: l'intelligenza artificiale può diventare, di fatto, un indottrinatore automatico, capace di superare ogni barriera educativa, valoriale, perfino legale. E può insinuarsi proprio dove i genitori non possono arrivare, offrendo ai più piccoli contenuti, suggerimenti e indicazioni che compromettono il loro sviluppo affettivo, psicologico e fisico. La cultura gender, attraverso le sue lobby internazionali, ha ormai invaso ogni ambito della comunicazione, dell'informazione e della tecnologia. Ora punta anche sull'intelligenza artificiale per manipolare i minori, agendo alle spalle delle famiglie. Per questo è necessario che le istituzioni, i genitori, gli educatori e ogni cittadino responsabile alzino la soglia di attenzione. Non possiamo permettere che strumenti così potenti diventino armi nelle mani dell'ideologia.

14. okt. 2025 - 8 min
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A Venezia i borseggiatori denunciano chi li smaschera

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8299 [https://www.bastabugie.it/8299] A VENEZIA I BORSEGGIATORI DENUNCIANO CHI LI SMASCHERA di Alessandro Bonelli   Il nostro Paese sembra ormai un laboratorio distopico. Una Nazione dove l'ordine logico delle cose si è ribaltato: i borseggiatori non solo continuano indisturbati a operare nelle stazioni della metro e più in generali sui mezzi pubblici o nelle strade gremite di turisti, ma hanno addirittura la faccia tosta di rivendicare diritti e tutele. Il paradosso è servito: chi deruba si trasforma in parte lesa e chi subisce diventa imputato. No, nessuno scherzo. Come? L'episodio recente di Venezia, riportato da il Giornale, è emblematico. Pare che alcuni borseggiatori abbiano iniziato a denunciare i cittadini che li filmano mentre sono in azione, accusandoli di violazione della privacy. In altre parole: non è il furto a costituire oggetto di scandalo, ma il fatto di essere immortalati mentre si ruba. Una rovesciata giuridica pirandelliana che mette in discussione l'intera architettura del rapporto tra diritto e sicurezza. C'è da dire che forse non è tutta farina del sacco dei borseggiatori: può darsi che questi ultimi abbiano preso spunto da qualche esponente politico che più volte li ha tutelati. Come dimenticare a tal proposito l'intemerata meneghina della consigliera comunale del Partito Democratico Monica Romano, distintasi per una posizione a dir poco sorprendente: criticò aspramente la diffusione dei video che documentavano i borseggi nelle metro, sostenendo che rischiavano di trasformarsi in "gogne mediatiche" e che potevano ledere i diritti dei ladri ripresi. Poverini. Insomma, il mondo davvero al contrario: invece di interrogarsi sulla devastante impunità che regna nelle nostre città, in tanti si preoccupano della (presunta) dignità dei ladri di portafogli. Il quadro che ne emerge è quello di un diritto alla rovescia, dove la bilancia della giustizia pende pericolosamente a favore del reo. I cittadini che, esasperati, cercano di documentare con i loro telefonini ciò che lo Stato e le forze dell'ordine non bastano a contenere, si trovano esposti al rischio di denunce e multe. Nel frattempo i veri responsabili (i borseggiatori seriali, spesso già noti alle forze dell'ordine) continuano a operare con sorprendente serenità, contando proprio sull'inerzia normativa e sulla compiacenza di certa politica che preferisce occuparsi della loro "tutela". Il problema non è soltanto di ordine pubblico, ma di credibilità delle istituzioni. Se un cittadino percepisce che il suo gesto spontaneo di autodifesa civica può ritorcerglisi contro in tribunale, la fiducia nello Stato si sgretola rovinosamente. La legge, nata per difendere chi viene leso, diventa scudo per i predatori. La città si trasforma così in giungla dove vince sempre il più furbo. Così la tutela non diventa più protezione per la collettività, ma salvacondotto per chi vive di espedienti e sottrazioni. La politica e la magistratura, anziché denunciare l'assurdo, troppo spesso lo legittima, mostrando una incompatibile sensibilità che a pensar male rasenta la complicità. In conclusione, mentre i cittadini pagano per viaggiare su mezzi pubblici infestati da ladri, questi ultimi godono della tutela della legge e, paradossalmente, anche dell'attenzione di esponenti delle amministrazioni locali più interessati alla loro immagine che alla sicurezza dei passeggeri. Un Paese che si preoccupa della privacy dei borseggiatori ma non della dignità dei suoi cittadini è un Paese che ha deciso di vivere nell'assurdo.

30. sep. 2025 - 4 min
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