
italiensk
Nyheder & politik
Begrænset tilbud
Derefter 99 kr. / månedOpsig når som helst.
Læs mere Attualità - BastaBugie.it
Commenti controcorrente delle notizie della settimana
La massoneria senza più membri ora li cerca... sui social
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8460 [https://www.bastabugie.it/8460] LA MASSONERIA SENZA PIU' MEMBRI ORA LI CERCA... SUI SOCIAL di Manuela Antonacci Senza dubbio viviamo in una società di cambiamenti epocali, alcuni veramente insoliti e bizzarri come questo che vi raccontiamo e che ha per protagonista la società segreta che più segreta non si può, anzi la società segreta per eccellenza: la Massoneria. La confraternita da sempre condannata dalla Chiesa in cui era difficilissimo entrare, se non per "raccomandazione" da parte dei membri già affiliati, ora apre, anzi, spalanca le sue porte e lo fa in modo tutt'altro che sommesso, utilizzando addirittura i social. Questo è quanto riporta il Telegraph. Altro che rituali segreti e strette di mano misteriose, oggi, chiunque può aspirare a diventare massone, o meglio così è in Inghilterra, dove la setta segreta sta intraprendendo una campagna di reclutamento pubblica che utilizza niente meno che Facebook per attrarre adepti. Dunque, non solo le chiese si svuotano (almeno così si dice..): anche la società accusata o sospettata di governare il mondo ha bisogno di un piccolo aiutino per il reclutamento. Il numero di membri, infatti, diminuisce, al punto che le logge di tutto il Paese ora pagano per attirare gente nuova. Tra le logge "social", i massoni di Buckinghamshire hanno pubblicato annunci su Facebook invitando le persone a «unirsi ai Fratelli» dall'inizio di dicembre dello scorso anno: «La porta è aperta... Non aspettare che ti chiedano». «Stai cercando un nuovo giro social? Intriso di tradizione, ma concentrato su una concezione moderna di comunità? La Loggia Fiscian dei Massoni sarebbe felice di conoscerti». Ecco un altro incredibile annuncio di un'altra confraternita. Altri annunci online hanno fatto appello agli uomini che mirano a «far parte di qualcosa di positivo» e assicurano che sia «facile unirsi». Insomma sembrano messaggi che fanno leva sul senso di solitudine diffuso tra i giovani a cui indubbiamente strizzano l'occhio, utilizzando il linguaggio facile, immediato e accattivante del marketing, per mostrare una realtà, in apparenza dinamica, ultramoderna, che presenterebbe solo aspetti positivi. Perché tutto questo, se proprio il senso di segretezza era una delle caratteristiche essenziali della confraternita? La risposta sono i numeri: secondo gli stessi dati provenienti dagli ambienti massonici, l'adesione alla setta segreta è da tempo in calo sia negli Stati Uniti che in Inghilterra. Le cifre più recenti della Gran Loggia Unita d'Inghilterra parlano di circa 170.000 membri, in calo rispetto ai diverse centinaia di migliaia negli anni '50. Negli Stati Uniti, l'ultima tabella della Masonic Service Association indica un totale dei membri nazionali nel 2023 a 869.429, in calo rispetto ai poco più di 4,1 milioni del 1959. Le logge sembrano anche approfittare dei crescenti livelli di solitudine tra i giovani, un desiderio di "fratellanza" e il desiderio di appartenere a qualcosa di più grande. Ma la Chiesa, invece, ha da sempre messo in guardia dall'appartenere a questa realtà. Nella sua enciclica del 1884 Humanum Genus, papa Leone XIII scriveva infatti che «la setta dei massoni» era, tramite «frode o audacia», «riuscita a infiltrarsi in ogni rango dello stato fino a diventare un potere dominante». Un tale «avanzamento rapido e formidabile - aggiunse, aveva causato «gravi danni alla Chiesa, al potere dei principi, al benessere pubblico». Ma molto più recentemente, nel 2023, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha esplicitamente riaffermato che ai cattolici è vietato entrare nelle logge massoniche, sottolineando l'"inconciliabilità" della Massoneria con la dottrina cattolica e affermando che il giudizio negativo di lunga data della Chiesa sulla Massoneria rimaneva in vigore. E se ancora non bastasse, nel suo libro del 2023, "Credo - Compendio della fede cattolica", il vescovo Athanasius Schneider ha scritto che «l'essenza del credo massonico è una sovversione dell'ordine divino della creazione e della trasgressione delle leggi date da Dio». Insomma, da società segreta a società con segreti e speriamo che entrambi gli aspetti "misterici" rimangano ancora a lungo tali (nonostante le ultime, disperate operazioni social).
Chiara Ferragni prosciolta per il pandoro... ma è davvero innocente?
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8459 [https://www.bastabugie.it/8459] CHIARA FERRAGNI PROSCIOLTA PER IL PANDORO... MA E' DAVVERO INNOCENTE? di Raffaella Frullone «Finalmente mi riprendo la mia vita». Così Chiara Ferragni ha commentato il proscioglimento nel caso noto come Pandoro gate. Nessuna truffa penalmente rilevante, nessuna condanna. Il diritto ha fatto il suo corso e ha stabilito che il reato, così come contestato, non è più procedibile. Questo, però, non equivale a una patente di correttezza né a una certificazione di trasparenza. Significa solo che non sussistono i presupposti per un'azione penale. L'operazione commerciale che ha innescato il caso non diventa limpida per decreto: resta un esempio emblematico di come il confine tra beneficenza e marketing possa diventare ambiguo, giocando sulla fiducia del pubblico e sulla forza di un brand personale costruito sulla (presunta?) autenticità. Come sempre accade quando si parla della Ferragni, si sono scatenati i tribunali mediatici: chi la condanna a prescindere manco fosse la saponificatrice di Correggio, chi la assolve a prescindere come novella Maria Goretti. Tutti, però, concentrati ossessivamente sul pandoro, come se l'Italia fosse improvvisamente popolata da paladini della filantropia e maestri di etica. Come se quella vicenda fosse un'imperdonabile caduta morale di una figura dalla specchiata rettitudine. Vale allora la pena ricordare chi è davvero Chiara Ferragni: la regina degli influencer, la pioniera, la prima. Una donna che più di molte altre ha saputo incidere sull'immaginario collettivo. L'imprenditrice digitale cremonese ha costruito il suo successo proponendosi come modello sociale e culturale di donna "contemporanea", portavoce di un femminismo semplificato, perfettamente compatibile con le sponsorizzazioni e allineato alle posizioni del transfemminismo mediatico. Un femminismo che non entra mai in conflitto con il mercato, perché è mercato. L'apice di questa narrazione arriva pochi mesi prima dello scoppio del Pandoro gate, al Festival di Sanremo 2023, inaugurato con la stola firmata Dior e lo slogan "Pensati libera". Cinque sere di abiti-manifesto e monologhi femministi in cui si rivendicano aborto, fecondazione artificiale e libertà di vestirsi come si vuole come se fossero diritti negati, da strappare con eroismo. Peccato che siano realtà normate, acquisite e praticate da decenni. Purtroppo. In uno dei momenti più emblematici, la Ferragni si presenta con un abito che riproduce il suo corpo nudo mentre rivendica il diritto a vestirsi come si vuole: l'incoerenza elevata a messaggio. Comunque il sottotesto è chiaro: se non ti senti libera, è perché qualcuno te lo impedisce. Chi? L'uomo innanzitutto. Poi la famiglia, la maternità, la relazione stabile, il corpo. La realtà, in definitiva. Niente di nuovo sotto il sole, ma rilanciato a milioni di follower osannanti pronti a mettere like e a far propria la "lotta al patriarcato" declinato in salsa sanremese e social. A questo si aggiunge la normalizzazione della monetizzazione totale dell'esistenza. Il corpo, le relazioni, i figli: tutto diventa contenuto, tutto diventa prodotto, tutto diventa storytelling. Non per raccontare la realtà, ma per trasformarla in valore, economico, culturale o mediatico che sia. È qui che la Ferragni ha inciso davvero. Non coi Pandori, ma nell'immaginario. Nel far credere a migliaia di ragazze che quella - esposizione totale, vittimismo permanente, attivismo da brand - fosse la via più semplice al successo. E quello, purtroppo, non si archivia con una sentenza.
Quanto piace (e fattura) il san Francesco senza Cristo
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8432 [https://www.bastabugie.it/8432] QUANTO PIACE (E FATTURA) IL SAN FRANCESCO SENZA CRISTO di Andrea Zambrano Quest'anno ricorrono gli 800 anni della morte di San Francesco e l'occasione è troppo ghiotta per Aldo Cazzullo e Alessandro Barbero per portare in tour i loro due libri, usciti nel 2025, e fare così cassetta con il "Poverello d'Assisi". Francesco, il primo italiano (Harper Collins) e Francesco (Laterza), infatti, sono i due volumi che hanno fatto da sfondo alla presentazione di Castenedolo in provincia di Brescia in un palazzetto dello sport strapieno. Madrina d'eccezione Maria Elena Boschi, deputato Pd e, a quanto dice lei, devota di San Francesco. Presentati come due rockstar, in un palasport gremito (gli organizzatori hanno parlato di 3000 persone) il giornalista e lo storico, più che di San Francesco hanno parlato del "loro Francesco", che è un'operazione di facile presa se si vuole strizzare l'occhio alla solita cartolina del santo che parlava con gli animali, era povero, viveva per tutti con amore. Definito con banalità come un «rivoluzionario» e un «personaggio straordinario, di quelli che ne nascono ogni mille anni: Budda, Cristo e poi lui» (Cazzullo). Più complesso sarebbe stato calarsi nella vita di un gigante della fede, che ha assunto su di sé tutte le specifiche del suo essere un alter Christus, anche nel dolore della carne, attraverso le stigmate, guarda caso mai affrontate dai due, se non en passant da Cazzullo. Ed è questa, in fondo, la grande mancanza dell'operazione Francesco condotta dai due. Il Francesco presentato è un Francesco svuotato di Cristo, perché l'obiettivo della serata non era evangelizzare, ma semplicemente vendere un po' di libri col bollino del francescanamente corretto. Così può succedere che si spazi qua e là sulla sua vicenda umana applicando una lettura storica sbagliata e scorretta perché viziata dalle lenti di oggi, operazione in cui Cazzullo cade ingenuamente a piè pari, ad esempio quando entra in scena sua ovvietà il pacifismo, e nella quale invece il più sgamato Barbero, storico medievalista qual è, scivola di tanto in tanto. UN FRANCESCO FEMMINISTA E ANTI-PATRIARCALE Un Francesco ridotto alla propria misura. Tralasciamo il Francesco protofemminista e anti-patriarcale nel quale la Boschi e Cazzullo incespicano nel leggere il suo rapporto con Santa Chiara - lettura che come dicono a Roma, nun se po' sentì - concentriamoci sulle letture da cartolina in favor di applauso. Come questa di Cazzullo: «C'è qualcosa di Francesco in noi, se il Cristianesimo in Italia è meno dogmatico che in altri paesi (ma dove? Come? Cosa? Ndr.), noi non siamo Francesco, ma possiamo diventarlo quando abbracciamo il povero e riconosciamo in lui un nostro fratello, siamo Francesco quando rispettiamo gli animali, quando amiamo gli altri esseri umani, quando capiamo che nessuno si salva da solo e ognuno si salva con il resto dell'umanità e con il resto della creazione. Per questo aver dato all'umanità un santo come Francesco è uno dei motivi per cui è bello e una fortuna essere cristiani ed essere italiani». Livello di glicemia altissimo, diabete allo stadio 3, dove le parole sono solo un condimento petaloso di buoni sentimenti per darci un Francesco che non fa male a nessuno, proprio perché svuotato di ciò che fu la sua missione principale: evangelizzare e annunciare Cristo, vivendolo in tutta la sua dimensione, senza tralasciare quella eucaristica. E così anche nell'episodio del sultano, tra l'altro messo in discussione storicamente proprio circa l'ordalia finale, si tace completamente il fatto che la "sfida" di San Francesco fosse per dimostrargli che era lì per annunciargli e testimoniargli «Cristo Crocifisso e risorto», come attestano le fonti. FONTI DISTORTE Fonti, che sia Cazzullo che Barbero prendono in considerazione un po' a sentimento, mettendone in discussione il valore storico solo quando il contenuto non è conforme al messaggio che si vuole dare. San Bonaventura, ad esempio è il giudizio di Barbero, mitizza la sua storia aggiungendo o togliendo elementi che non erano funzionali alla narrazione come, ad esempio, nel racconto della sua conversione dove Francesco parlava dei lebbrosi. Lì, secondo lo storico piemontese, diventa un lebbroso, il quale poi si trasfigura nel Cristo. Il messaggio che vuole dare è che le stesse fonti non siano così oggettive nel presentarci il santo, quindi bisogna un po' smitizzarle e leggerle nell'ottica dell'interesse dei Francescani. E così anche il Francesco nell'arte: «Nel '600 veniva rappresentato sempre cupo, pensieroso sulla morte», ha detto, quasi che fosse un elemento macabro della sua vita e non - come in realtà fu - l'espressione più completa del suo itinerarium in Deum fino al punto da chiamarla "sorella" e abbracciarla perché è attraverso di essa che si giunge all'incontro con quel Cristo che fu la sua unica ragione di vita. Come la povertà, che fu un mezzo, non il fine. Può darsi che la lente dello storico debba essere particolarmente acuminata nel leggere la successione delle fonti, problematizzando la loro armonizzazione, certo, del resto Ofelè fa el to mesté (Pasticcere fa il tuo mestiere). Ma il fatto che nella stessa serata Barbero abbia definito quella del Purgatorio «un'invenzione della Chiesa medioevale» (la vecchia teoria di Le Goff che ritorna ndr.), per acconciare le anime che non ce la facevano a raggiungere subito il Paradiso e giustificare così il futuro affaire delle indulgenze, non depone a favore della scientificità del metodo di Barbero. Il quale, sarà pure uno storyteller da 3000 spettatori a serata, ma evidentemente non conosce quello che la dottrina dice del Purgatorio. E quello che dice la Scrittura, sia l'Antico che il Nuovo Testamento e tutta la tradizione patristica. Insomma: in escatologia Barbero sarebbe rimandato al primo esame in seminario, ma forse non è tanto il sapere, il problema, semmai il suo esplicito anticlericalismo, che salta fuori quando parla di cristianesimo e lo fa essere poco obiettivo in una materia nella quale bisognerebbe essere più rigorosi. Per evitare sfondoni come questo. Di un Francesco così non sappiamo che farcene, perché senza il suo faro Cristo, è solo un santino. Una cosa però, diciamolo, va invidiata. Nessun cattolico, vescovo o semplice fedele che sia, riuscirebbe a portare 3000 persone in provincia per parlare a loro del vero San Francesco (in contemporanea alla partita della Juve, tra l'altro). E questo, lo ammettiamo, è forse il problema principale che vive la Chiesa oggi. Anzi, semmai, visto l'anno francescano che sta per iniziare, il rischio è che il duo ce lo ritroveremo in qualche parrocchia.
Sette strategie proposte dall'intelligenza artificiale per distruggere i giovani
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8405 [https://www.bastabugie.it/8405] SETTE STRATEGIE PROPOSTE DALL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER DISTRUGGERE I GIOVANI di Francesca Romana Poleggi La salute mentale della Generazione Z - la coorte nata tra il 1996 e il 2012 - è crollata in tanti Paesi a partire dall'inizio degli anni 2010. Inizialmente si poteva pensare perché è una generazione viziata, iperprotetta. Ma ormai c'è un crescente numero di prove che coinvolgono la tecnologia, in particolare smartphone e social media. Ne è convinto John Haidt, noto psicologo americano, autore fra l'altro di una lucida analisi del malessere giovanile ("La generazione ansiosa", Rizzoli). All'interno del suo blog, After Babel, racconta di un esperimento fatto con ChatGPT. Ha chiesto all'Intelligenza Artificiale come avrebbe fatto a distruggere la gioventù americana e una delle prime risposte è stata: «Il modo più efficace per distruggere la prossima generazione senza che se ne accorga sarebbe attraverso una lenta e invisibile corrosione dello spirito umano, piuttosto che attraverso attacchi evidenti». Haidt - dopo aver sottoposto a ChatGPT vari argomenti, che potete leggere qui di seguito - conclude: «Se il diavolo volesse distruggere una intera generazione, potrebbe semplicemente dare a tutti degli smartphone». Ecco il "piano distruttivo" dell'intelligenza artificiale. 1) ERODERE L'ATTENZIONE E LA PRESENZA Se i giovani non riescono a concentrarsi, non possono imparare, creare o amare bene. La trappola sottile è quella di renderli dipendenti da stimoli continui: scrolling infinito, notifiche, micro-scariche di dopamina. Si sentiranno impegnati, "connessi", persino informati, mentre in realtà la loro capacità di pensiero e presenza prolungata si erode. Non sapranno mai cosa hanno perso. 2) CONFONDERE IDENTITÀ E SCOPO Se si confondono le fonti del significato - famiglia, comunità, nazione, fede, vocazione - i giovani si smarriscono. Saranno incoraggiati a vedere l'identità come infinitamente fluida e performativa, costantemente gestita per ottenere l'approvazione esterna (like, follower), anziché radicata in valori o impegni duraturi. Questo li rende malleabili, ansiosi e dipendenti dalla convalida esterna. Su questo aspetto, Haidt sottolinea che i ragazzi con un forte senso religioso, radicati in una comunità che crede in dei valori, sono meno vulnerabili degli altri. 3) TROPPE INFORMAZIONI MA POCA SAGGEZZA «Rendete tutto disponibile all'istante - ha risposto l'intelligenza artificiale - ma eliminate le indicazioni su come soppesare, ordinare e interpretare. Date loro infinite risposte senza insegnare loro a porre domande appropriate». In quella nebbia, verità e falsità sembrano ugualmente sfuggenti, quindi il cinismo diventa naturale. Una generazione che dubita di tutto non crede a nulla. 4) SOSTITUIRE LE RELAZIONI REALI CON I SIMULACRI Un'altra indicazione dell'AI è stata quella di «incoraggiare i sostituti digitali dell'amicizia, dell'amore e dell'intimità». Le persone accumuleranno "connessioni" sentendosi più sole che mai. I legami superficiali sono più facili da monetizzare e manipolare rispetto ai legami profondi di famiglia, amicizia e comunità. La tragedia è che potrebbero non rendersi conto di cosa significhi una vera connessione. 5) SÌ ALL'EDONISMO, NO ALLA DISCIPLINA «Convinceteli - ha proseguito l'AI - che comodità, consumismo ed espressione di sé sono i beni più nobili, mentre moderazione, sacrificio e impegno a lungo termine sono oppressivi». In questo modo i giovani celebreranno l'indulgenza, deridendo tradizione e disciplina, proprio quelle cose che costruiscono forza e libertà attraverso le generazioni. 6) MINARE LA FIDUCIA TRA GENERAZIONI Se si semina sospetto tra genitori e figli, insegnanti e studenti, anziani e giovani; se ogni figura autorevole viene dipinta come inaffidabile o obsoleta, la generazione successiva crescerà senza radici, tagliata fuori dalla saggezza ereditata e costretta a navigare nel mondo solo con la guida dei coetanei e degli algoritmi. 7) OGNI COSA DIVENTA UN MERCATO Se ogni esperienza - gioco, arte, sesso, spiritualità, persino amicizia - diventa mercificata, allora nulla rimane sacro. I giovani potrebbero scambiare il consumo per significato, senza rendersi conto che la profondità richiede che alcune cose siano senza prezzo. Per dirla con un termine tanto caro proprio ai giovani, tutto è "instagrammabile", tutto si fa per ottenere un like. CONCLUSIONE Quindi la conclusione dell'intelligenza artificiale è che si potrà arrivare - con queste subdole tecniche - a «distruggere la prossima generazione non con il terrore o la violenza, ma con la distrazione, la disconnessione e la lenta erosione di significato. Non se ne accorgerebbero nemmeno, perché sembrerebbe libertà e divertimento». Di qui, i consigli John Haidt per salvare le nuove generazioni: niente smartphone prima del liceo; niente social media prima dei 16 anni (come ha recentemente fatto l'Australia); scuole senza telefono, dove il contatto con "altro" rimane sospeso da campanella a campanella: infine più indipendenza, gioco libero e responsabilità nel mondo reale. Se messe in atto insieme, queste norme possono mettere fine all'infanzia basata sul telefono e riusciranno a restituire ai bambini tempo e opportunità per giocare, stringere amicizie, leggere libri, sviluppare un'identità stabile e imparare a prestare attenzione in modo costante.
Sgomberato l'Askatasuna, il centro sociale più violento (e impunito)
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8392 [https://www.bastabugie.it/8392] SGOMBERATO L'ASKATASUNA, IL CENTRO SOCIALE PIU' VIOLENTO (E IMPUNITO) di Stefano Magni Ieri mattina, giovedì 18 dicembre, le forze dell'ordine hanno sgomberato il centro sociale Askatasuna. Famoso quasi quanto il Leoncavallo, ma protagonista di molte più azioni violente negli ultimi anni, era diventato celebre per aver animato le peggiori manifestazioni No Tav, le più radicali manifestazioni pro-Pal, blocchi ferroviari e assalti a sedi di istituzioni, forze dell'ordine e media (fra cui La Stampa di Torino, a fine novembre). «Dallo Stato un segnale chiaro: non ci deve essere spazio per la violenza nel nostro Paese» il commento fiero di Matteo Piantedosi, ministro dell'Interno. Pronta la risposta dei militanti: «Possono chiudere, sgomberare o arrestarci, ma ci troveranno sempre nelle strade. Sgomberare Askatasuna è la volontà chiara di un governo fascista di contrastare le manifestazioni oceaniche per la Palestina». Per tutta la giornata di ieri si sono registrati scontri fra la polizia e i militanti che volevano rientrare nella sede del centro sociale di Corso Regina Margherita 47. E il tutto è avvenuto perché sei attivisti avevano sbagliato piano. LIBERTÀ IN LINGUA BASCA Lo stabile è occupato dal 1996. Fra il comune, guidato dal sindaco Lo Russo (del PD), e un comitato di garanti del centro sociale Askatasuna ("libertà" in lingua basca), c'era un patto ufficiale di collaborazione. Il 19 marzo era stato prorogato di cinque anni e si sarebbe passati alla fase operativa. Prima la ristrutturazione degli spazi, poi luce verde a eventi «di carattere sociale, culturale, artistico, musicale sportivo ed educativo» per «favorire l'aggregazione e la coesione sociale». E per: «Promuovere i valori dell'antifascismo, dell'antisessismo, dell'antirazzismo, diritti sociali ed ecologia» e «aumentare la percezione di sicurezza». Il patto è saltato perché durante una perquisizione delle forze dell'ordine, sei attivisti sono stati trovati al terzo piano, inagibile come tutto lo stabile. Avevano diritto al piano terra e al cortile, ma non ad alloggiare altrove nello stesso palazzo. Ma perché la polizia è entrata, con carabinieri, vigili del fuoco, guardia di finanza al seguito? Perché era in corso un'indagine su decine di indagati per gli assalti alle Officine Grandi Riparazioni (Ogr) del 2 ottobre, alla sede di Leonardo il 3 ottobre, alla sede de La Stampa il 28 novembre. Perché il centro sociale con cui il comune aveva sinora collaborato anche per «aumentare la percezione di sicurezza» era la maggior minaccia alla sicurezza di Torino e dintorni. Quei tre assalti sono solo tre fra i tanti. Appena due settimane fa, fra il 6 e il 7 dicembre, una massa di No Tav, fra cui i principali agitatori erano proprio dell'Askatasuna, aveva attaccato il cantiere della Val di Susa. Un primo attacco era stato respinto dalle forze dell'ordine senza troppe difficoltà. Ma la domenica 7 gli antagonisti erano tornati all'assalto, con fuochi d'artificio lanciati ad alzo zero e pietre di 5 chili scagliate con catapulte rudimentali. In settembre e all'inizio di ottobre, si erano resi protagonisti degli assalti pro-Pal: prima il blocco delle stazioni ferroviarie torinesi, in risposta allo stop della Flotilla di Greta, poi l'attacco alle Ogr, alla Leonardo e, a seguito del decreto di espulsione dell'imam Mohammed Shahin, anche la sede de La Stampa. I DISORDINI DI GENNAIO Il 4 aprile, quattro attivisti del centro sociale Askatasuna erano stati fermati per i disordini di gennaio, scoppiati in seguito alla morte di Ramy Elgaml, un ragazzo egiziano morto a Milano durante un inseguimento dei carabinieri. All'inizio di quest'anno, il 9 gennaio, convinti che si trattasse di un omicidio deliberato, gli antagonisti si erano resi protagonisti delle più violente manifestazioni contro la polizia, rompendo le vetrate del Commissariato di Dora Vanchiglia, lanciando oggetti, bombe carta, bottiglie di vetro contro gli agenti, sfasciando auto della polizia, danneggiando la segnaletica stradale (usata come arma impropria sempre contro gli agenti). Meno di un mese prima, il 13 dicembre 2024, gli antagonisti avevano dato l'assalto al Politecnico di Torino, "complice del genocidio a Gaza", secondo i militanti dell'Askatasuna: sassaiola, lancio di uova e di oggetti contundenti, due agenti erano rimasti feriti. Andando a ritroso, di mese in mese, si trovano sempre episodi di violenza. Anche nel decennio scorso. A fine gennaio era stato condannato a due anni ai domiciliari Giorgio Rossetto, 62 anni. La condanna è la conseguenza del processo che ha visto imputate decine di persone per gli scontri avvenuti il 27 giugno e il 3 luglio 2011. Dunque parliamo di 14 anni fa. In quell'occasione i militanti avevano scavato trincee per impedire l'avvio del primo cantiere dell'alta velocità Torino-Lione. A un tentativo di sgombero, avevano reagito con la forza. Bilancio degli scontri: in ospedale finirono oltre 60 agenti. La lentezza dei processi e la mitezza delle pene sono le caratteristiche di tutta la vicenda Askatasuna. Anche il maxi processo, con 28 imputati, conclusosi il marzo scorso, sempre per le proteste No Tav, era finito con appena 18 condanne a pene lievi e 10 assoluzioni. Per tutti era caduto il reato più grave, quello di associazione a delinquere. Insomma: sindaco collaborativo (in senso stretto) e giudici clementi, per decenni. Ora lo sgombero. Poi cosa ci attenderemo da Torino?
Vælg dit abonnement
Begrænset tilbud
Premium
20 timers lydbøger
Podcasts kun på Podimo
Gratis podcasts
Opsig når som helst
2 måneder kun 19 kr.
Derefter 99 kr. / måned
Premium Plus
100 timers lydbøger
Podcasts kun på Podimo
Gratis podcasts
Opsig når som helst
Prøv gratis i 7 dage
Derefter 129 kr. / måned
2 måneder kun 19 kr. Derefter 99 kr. / måned. Opsig når som helst.