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Quando l'amore per la natura si trasforma in odio verso l'uomo

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58 episodios
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Contenti? La famiglia nel bosco è stata rieducata

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8471 [https://www.bastabugie.it/8471] CONTENTI? LA FAMIGLIA NEL BOSCO E' STATA RIEDUCATA di Andrea Zambrano   «La mia testa è cambiata. È stato necessario per tornare insieme». La rieducazione della famiglia nel bosco è completa. E ha il formato di un'intervista che - vedrete - ha tutta l'aria di essere il segnale che Nathan Trevallion è finalmente capitolato. È la condizione per poter riabbracciare i suoi figli e la moglie e c'è da stare sicuri che da ora in poi, assisteremo al ricongiungimento famigliare tanto atteso. La casa? La allargheranno con un progetto di bioedilizia (come piace ai dettami green), faranno il bagno a secco e aggiusteranno gli infissi. E poi si collegheranno alla rete elettrica e a quella idrica. Non sentirete mai più parlare di unschooling. Si adatteranno ad una home schooling on line sotto la supervisione dei servizi. Sicuramente più controllata e addomesticata di ogni altra esperienza di scuola parentale italiana. Perché ciò che si vuole raggiungere è il controllo, non la libertà di educazione. Lo Stato ha vinto e la famiglia nel bosco ha perso, crollata sotto una pressione micidiale, dopo quattro mesi di privazioni e umiliazioni, senza poter vivere con i propri figli, qualunque supereroe avrebbe ceduto. E Nathan ha ceduto, come avviene in Cina dove la rieducazione sociale ha bisogno di molte sedute per quelli più tetragoni all'adattamento. L'intervista che il papà del bosco ha concesso mercoledì a Repubblica ha tutta l'aria dell'amara capitolazione. Lo si capisce più dalle domande di Corrado Zunino che dalle risposte del povero Nathan. Domande supponenti, domande che prevedono una risposta addomesticata fatta per compiacere i servizi sociali e il tribunale dei minorenni che gli ha tolto i figli e lo ha diviso dalla moglie. Un uomo, nel difendere ciò che ha di più caro come i figli e la sua famiglia, ha due strade: o rovesciare il tavolo e rintanatosi nel bosco diventare come Rambo o crollare sotto i colpi di un'attenzione mediatica morbosa e asfissiante. Per salvare i suoi cuccioli e per salvare sé stesso. Le domande del giornalista sono come un test in avanscoperta. Come se avesse ricevuto l'incarico di andare a verificare nel bosco di Palmoli se questo strambo naturista ha ancora voglia di andare avanti con la sua guerra personale: "Che cosa accetterete?" Gli chiede. E ancora, bacchettandolo: "È pronto ad accettare le visite dei servizi sociali? In passato non lo avete fatto"; Lo umilia: "Lo sa che i suoi figli ora dovranno studiare la grammatica e non solo giocare col mulo Gallipoli?"; Gli intima le condizioni: "Accetterà le regole delle leggi italiane?" fino alla domanda delle domande, quella che serve per staccare il lasciapassare definitivo: "Ora è cambiato? Ha rivisto qualcuna delle sue idee estreme?". La risposta del poveretto è sconsolata: «Il cuore non è cambiato, la mia testa però sì. È stato necessario». E per forza, dopo 4 mesi di privazioni del bene più importante per un padre, quello dei figli e del diritto a educarli secondo la sua impostazione, la testa cambia per forza. Si può adattare ai soprusi, ma non può adattarsi a ciò che non è naturale, perché un padre che ha la grande responsabilità dei suoi figli e della moglie, ad un certo punto deve scendere a patti e mettere da parte la sua libertà, intesa come piena adesione ad un diritto naturale. Libertà che, invece, ora verrà invocata da un sistema educativo mellifluo che non si è fatto problemi nel provocare choc nei bambini pur di raggiungere il suo scopo. «Accetteremo gli standard italiani, rispetteremo le regole». Così è deciso. E pazienza se in Gran Bretagna, paese di lui e in Australia, paese di sua moglie Catherine, si può vivere anche in spazi più angusti. Se ne tornassero a casa loro, è la sotterranea risposta che tradisce un razzismo che fa comodo quando fa comodo. C'è un aspetto dell'intervista di Nathan a Repubblica che colpisce: l'assenza totale di umanità, la completa noncuranza da parte del giornalista, che questa vicenda ha creato una frattura gigantesca tra lo Stato e il diritto di famiglia. Perché anche il ruolo dei media, in questa storia che sa tanto di maoistica pretesa del «colpirne uno per educarne cento», ha mostrato il suo lato peggiore di cane da compagnia del potere. Immolata alla logica del best interest educativo deciso dallo Stato, la famiglia nel bosco è finalmente civilizzata, il lupo è addomesticato. E il leviatano fatto di toghe e leggi può finalmente distendere il suo tappeto rosso. Una famiglia, intanto, è stata piegata ai voleri dello Stato. E questo servirà come avvertimento per chiunque altro abbia idea di mettersi in testa che la sua libertà valga molto di più delle istituzioni.

3 de mar de 2026 - 4 min
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Parte il circo del clima, ma l'allarmismo è sempre meno credibile

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8355 [https://www.bastabugie.it/8355] PARTE IL CIRCO DEL CLIMA, MA L'ALLARMISMO E' SEMPRE MENO CREDIBILE di Riccardo Cascioli   Il solito circo invernale della Conferenza sul clima - un concentrato di allarmi catastrofisti e soluzioni folli - si apre oggi a Belém, in Brasile, con il vertice dei capi di Stato che durerà due giorni, e terrà banco per due settimane. Ma quest'anno c'è una novità importante: a precederlo, tra i diversi studi che seminano paura tanto per preparare il clima (è proprio il caso di dirlo), è arrivato anche un lungo articolo del filantropo miliardario Bill Gates che suona come un contrordine: il mondo non sta per finire a causa del clima ed è meglio investire per lottare contro la povertà, questo è il succo del suo discorso di cui peraltro abbiamo già dato conto. Anche se era rivolto propriamente ai partecipanti alla COP 30 (Trentesima Conferenza delle parti, ovvero dei 198 Paesi che hanno ratificato la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, UNFCCC), sarà ben difficile che il messaggio di Bill Gates venga recepito immediatamente. Basti pensare che il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, in una intervista al quotidiano britannico The Guardian, per dare il senso della COP 30 affermava la settimana scorsa che «abbiamo fallito l'obiettivo di non superare gli 1.5°C di aumento delle temperature entro i prossimi anni e questo avrà conseguenze devastanti (...). È assolutamente indispensabile cambiare strada per limitare al massimo questo superamento ed evitare altri punti di non ritorno, come potrebbe essere l'Amazzonia. (...) Dobbiamo ottenere una drastica riduzione delle emissioni al più presto possibile». Ma dietro le dichiarazioni massimaliste e gli scenari catastrofici dipinti, la realtà incombe, e il cambiamento di Bill Gates costituisce una prima breccia nel muro dell'ideologia ecologista che è destinata a provocare presto ben altri crolli.  Anche perché Gates in questi anni è stato tra i massimi finanziatori della causa cambioclimatista: si contano poco meno di 8 miliardi di dollari di investimenti personali, oltre a un miliardo e mezzo della Fondazione Bill & Melinda Gates, in gran parte a sostegno della transizione energetica e il resto per lo sviluppo di tecnologie a zero emissioni. NON C'È DA FIDARSI Eppure non c'è da entusiasmarsi troppo per questa "conversione" di Bill Gates. Per due motivi: anzitutto perché seppure il suo messaggio - basta catastrofismo e priorità allo sviluppo - è positivo, il fondatore di Microsoft è ancora lontano dal dire tutta la verità; e, in secondo luogo afferma cose di buon senso con qualche decennio di ritardo (il sottoscritto ha pubblicato la prima denuncia dell'ideologia ambientalista e cambioclimatista nel 2004, 21 anni fa, Le bugie degli ambientalisti, Piemme), tanto da lasciare il fondato dubbio che si tratti di tornaconto politico ed economico. Quanto al primo aspetto, Bill Gates rinuncia sì al catastrofismo ma non a considerare il cambiamento climatico un problema serio per cui trovare soluzioni. Ma il fatto che il clima sia in continuo cambiamento non è un problema inedito, è la natura, è sempre stato così fin da prima che l'uomo apparisse sulla faccia della terra. E non ci sono evidenze di aumenti recenti di eventi atmosferici estremi, anche questi sempre esistiti, alcuni - come gli uragani - con ritmi ciclici. Il vero problema - e qui finalmente Gates lo riconosce almeno in parte - è, ed è sempre stato, il sottosviluppo. Perché solo civiltà sviluppate sono in grado di difendersi efficacemente dagli eventi atmosferici, così come dai terremoti e dalle malattie. Non era necessario aspettare di vedere l'uragano Melissa in questi giorni spazzare le coste di Giamaica, Cuba e Haiti provocando 49 morti e distruzioni enormi per rendersi conto che l'impatto sarebbe stato molto più limitato sulle coste americane, dove i sistemi di allarme, le infrastrutture e la struttura delle abitazioni consentono maggiore sicurezza ai cittadini. È sempre stato così. Affermare dunque che è più sensato concentrarsi sul miglioramento delle condizioni di vita che non sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica è una constatazione tanto banale quanto affermare che in caso di temporale è meglio munirsi di ombrello piuttosto che investire tutti i propri risparmi in tecnologie astruse per impedire la pioggia. Eppure in tutti questi anni chi ha osato affermare questi semplici dati di realtà è stato ostracizzato, insultato, etichettato come "negazionista" e così via (film replicato poi con l'emergenza Covid). LA FILANTROPIA DI BILL GATES Gates però nel suo scritto, nel continuare a considerare il cambiamento climatico un problema grave, sostiene sempre la necessità di una transizione energetica più rapida possibile, dimenticando che è proprio la demonizzazione dei combustibili fossili che sta creando un impedimento allo sviluppo dei Paesi poveri e sta provocando la crisi economica dei Paesi europei. La verità è che non ci può essere sviluppo senza abbondanza di energia a basso costo, mentre la transizione energetica così come è concepita oggi sta producendo, in proporzione, una diminuzione di energia disponibile e a costi sempre più elevati. Visti gli enormi investimenti di Bill Gates in progetti per le energie rinnovabili si può capire perché insista sulla transizione energetica, ma allo stesso tempo afferma ora che è sbagliato concentrarsi soltanto sulle emissioni di anidride carbonica. Bisogna invece puntare sullo sviluppo della tecnologia, dice. E qui entriamo nel secondo punto da sottolineare. La filantropia di Bill Gates così come dei vari miliardari americani segue sempre degli interessi e dei progetti sulla società. Per cui il giudizio sulla realtà è sempre filtrato da tali interessi e progetti, per questo ci si "accorge" di certe realtà evidenti dopo decenni. Per questo motivo, ad esempio, Richard Lindzen, eminente fisico dell'atmosfera molto critico sul catastrofismo climatico, ritiene che Gates abbia cambiato idea per interessi ben precisi: «Se Microsoft intende continuare a sviluppare l'Intelligenza Artificiale (AI), avranno bisogno di una enorme quantità di energia, vale a dire che l'agenda climatica distruggerebbe Microsoft. Per questo è diventato più prudente». L'ipotesi di Lindzen si basa su elementi molto concreti. L'AI infatti è una industria energivora, con consumi in rapida crescita al punto che le stime prevedono che nel 2030 i centri che raccolgono i dati dell'AI potrebbero arrivare a consumare fino al 20% dell'intera energia elettrica globale. E il 25% del capitale personale di Bill Gates è investito in azioni Microsoft, azienda che di quell'energia ha un bisogno vitale. Ciò non esclude che ci possano essere altre motivazioni nel cambiamento di Gates, che rimane comunque benvenuto. Resta il fatto però che è bene imparare la lezione: le politiche globali seguono gli interessi di élite in grado di influenzare governi, media e opinione pubblica, e non è a questi guru che dobbiamo guardare per capire la realtà in cui viviamo.

18 de nov de 2025 - 7 min
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Davvero è colpa del caldo se non facciamo piu figli?

VIDEO: L'anno più caldo di sempre ➜ https://www.youtube.com/watch?v=M-jF_SD8mU0 [https://www.youtube.com/watch?v=M-jF_SD8mU0] TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8236 [https://www.bastabugie.it/8236] DAVVERO E' COLPA DEL CALDO SE NON FACCIAMO PIU' FIGLI? di Raffaella Frullone   Un tempo si diceva "Piove, Governo ladro". Come a dire, qualunque cosa accada, è questo esecutivo disonesto e cialtrone la causa di qualunque disgrazia si abbatta sulle nostre povere vite. Ora invece se piove, è colpa del caldo. Le cosiddette "bombe d'acqua" che ogni estate fanno danni e qualche volta vittime sono figlie del caldo estremo, l'aria trattiene più umidità e quando la temperatura cala rilasciano tutto in violenti nubifragi, prima li chiamavamo semplici temporali, ora la loro azione è come un attacco militare e la colpa è del clima impazzito a causa del caldo estremo. Ma il caldo fa questo e molto altro. A fine giugno a Milano è finito sul banco degli imputati come principale imputato per il crollo dell'insegna sulla torre Hadid dell'iconica City Life avvenuta all'alba di una settimana caldissima. «L'estate che scioglie le insegne» titolava sobriamente Il Domani. Ma ad evocare i 37 gradi che in quei giorni soffocavano il capoluogo lombardo sono state molte testate, dal Corriere a Repubblica, da Fanpage al Sole 24 ore, passando per Open. Sul crollo la Procura di Milano ha aperto un'inchiesta. L'obiettivo è chiarire quali siano state le imprese coinvolte nell'installazione dell'insegna posta sulla sommità del grattacielo e chi sia il responsabile della manutenzione, essenziale è essenziale capire se vi siano eventuali responsabili penali, chissà se alla sbarra finirà anche il caldo. Che nel caso dovrebbe spiegare perché ha risparmiato le torri della finanza e del commercio di Abu Dhabi, o gli hotel di Las Vegas a pochi chilometri dalla Death Valley. Ma con questo caldo è meglio non impiegare energie a farci troppe domande. Ma il caldo, udite udite, sarebbe anche responsabile della denatalità che non fa che crescere nel nostro Paese. A scriverlo è il quotidiano torinese La Stampa, che citando un rapporto della Società europea di Embriologia e Medicina della Riproduzione, spiega che «i cambiamenti climatici incidono anche sulla fertilità umana, in termini complessivi, di nascite pretermine, di aborti e di basso peso alla nascita. E questo perché l'innalzamento delle temperature e l'aumento dell'inquinamento atmosferico sono associati a un peggioramento della qualità del seme maschile, con alterazioni nei parametri spermatici, riduzione del numero di spermatozoi e danni al DNA. Anche la riserva ovarica nelle donne può essere ridotta». Insomma se non nascono bambini il problema non è culturale, economico o sociale ma la colpa è sempre sua, del gran caldo. Non si spiega però come in Sudan la media di figli per donna si aggiri attorno ai 4,6, mentre arriva addirittura a sei in Niger dove la temperatura media è di quaranta gradi. Ma come abbiamo detto è meglio non farsi troppe domande. Più comodo accodarsi e seguire la moda, del momento si intende. Perché il capro espiatorio è fluido e quindi cambia, e se sul podio dei mali del mondo al momento campeggiano Trump e Putin, se nella top ten troviamo la plastica, l'olio di palma e il fumo, insieme alla carne rossa e i parabeni, un posto d'onore lo ricopre anche il senso di realtà, un tempo così ampiamente diffuso e condiviso, oggi quasi del tutto scomparso dai radar, rimosso dal dibattito pubblico ed espunto dai tantissimi cervelli, perché è quello in fondo, la causa di ogni male, da estirpare a qualunque costo. E a qualunque temperatura.

29 de jul de 2025 - 4 min
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Leone XIV: tra Agostino e Greta, a chi vogliamo dar retta?

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8238 [https://www.bastabugie.it/8238] LEONE XIV: TRA AGOSTINO E GRETA, A CHI VOGLIAMO DAR RETTA? di Roberto de Mattei   C'è un luogo comune diffuso, secondo cui il surriscaldamento globale minaccia l'umanità e l'uomo sarebbe il principale fattore di questa situazione. Il cambiamento climatico causato dalle attività umane (in particolare l'uso di combustibili fossili, la deforestazione e l'agricoltura intensiva) avrebbe raggiunto un punto critico tale da costituire una minaccia urgente per l'ambiente, la salute, la stabilità economica e la pace nel mondo. Per far fronte a questa emergenza, sarebbero necessarie una serie di misure in diversi settori, come l'energia, i trasporti, l'industria e l'agricoltura, che l'Unione Europea ha riassunto nella formula della "transizione green" o "Green Deal".  Cominciamo col dire che la tesi del surriscaldamento climatico è abbondantemente sovrastimata. In un articolo su "Libero" del 6 luglio, Antonio Socci ha portato una serie di dati scientifici i quali dimostrano che, ai nostri giorni, si muore più per il freddo che per il caldo. Secondo le statistiche, infatti, i decessi per il freddo superano di 9 a 1 quelli per il caldo, e le temperature più elevate stanno attualmente riducendo il numero totale di decessi. Luigi Mariani docente di agrometereologia, sulla base di una serie di studi scientifici recenti, sostiene che a livello globale, dal 2000 al 2019, il 91% dei decessi prodotti da temperature estreme è stato provocato dal freddo e solo il 9% dal caldo. La conclusione alla quale sono giunti gli scienziati non rappresenta una novità. Già dieci anni fa una ricerca internazionale pubblicata sulla prestigiosa rivista The Lancet, esprimeva le stesse convinzioni, sulla base dell'esame di 74 milioni di decessi in 12 diversi Paesi. Quando i media ci presentano solo, con grande enfasi, le morti dovute al caldo distorcono la realtà. CAMBIAMENTI CLIMATICI Ma ammessa l'esistenza di cambiamenti climatici, ciò è dovuto alla natura o all'uomo e, in questo caso, in che senso? Non è la prima volta infatti che si verificano cambiamenti climatici. Il clima del Medioevo, ad esempio, era stato mite, come i suoi costumi. Il secolo XIV, che segnò il passaggio all'era moderna, conobbe invece un brusco irrigidimento della temperatura. In questo periodo vi fu un'avanzata dei ghiacciai alpini e polari che ebbe, tra le altre conseguenze, la scomparsa della vite, che si coltivava in Inghilterra. L'abbassamento del limite meridionale dei ghiacciai e l'aumento della piovosità ebbero come conseguenza frane, inondazioni ed alluvioni, che causarono la diminuzione della terra coltivata, e quindi una serie di successive carestie. Il denutrimento indebolì la popolazione europea, rendendola più facile vittima di malattie, come la peste nera, che a metà del XIV secolo ne portò via almeno un terzo. Gli storici Ruggero Romano ed Alberto Tenenti hanno documentato il ciclo ricorrente tra carestie ed epidemie che caratterizzò il Trecento (Alle origini del mondo moderno 1350-1550, Feltrinelli, Milano 1967). Queste calamità non erano dovute all'uomo, ma alla natura. Però, il fatto che Dio, padrone della natura le avesse permesse, fu interpretato come un castigo per i peccati degli uomini che, in questo senso, vennero considerati responsabili delle catastrofi naturali. Non si trattava della fine del mondo, ma della fine di un'epoca; e sempre, nella storia le sciagure naturali hanno accompagnato le infedeltà e l'apostasia delle nazioni. Accadde alla fine del Medioevo cristiano, sembra ripetersi oggi. L'uomo moderno, nel suo prometeismo, ha cercato di cambiare le leggi della natura, ma nella sua sfida all'ordine divino e naturale dell'universo non può che essere sconfitto. La modernità aveva voluto sostituire l'adorazione di Dio con l'adorazione dell'uomo. Di fronte al fallimento di questo progetto, l'ideologia post-moderna sostituisce l'adorazione dell'uomo con l'adorazione della natura. È questa l'ideologia green, nella sua versione più radicale. Il "pianeta Terra" è qualcosa di più di una patria, è una religione terrestre. LA PACHAMAMA Questa ideologia è penetrata all'interno della Chiesa sotto il pontificato di papa Francesco e si è materializzata nell'immagine di Pachamama, la Madre Terra delle popolazioni amerindi, che è stata intronizzata nei Giardini Vaticani, il 4 ottobre 2019, alla vigilia dell'apertura del Sinodo post-amazzonico. Il nuovo Papa Leone XIV è un fautore di questa ideologia? Non vogliamo credere che sia così. Il 9 luglio 2025 è stata celebrata la Messa per la Custodia della creazione nel Giardino della Madonnina del "Borgo Laudato si'" di Castel Gandolfo. Il Papa ha concluso la sua omelia con le parole con cui sant'Agostino nelle sue Confessioni, associa le cose create e l'uomo in una lode cosmica: o Signore, «le tue opere ti lodano affinché ti amiamo, e noi ti amiamo affinché ti lodino le tue opere» (Confessioni, XIII, 33,48). "Sia questa - ha detto Leone XIV - l'armonia che diffondiamo nel mondo". L'armonia a cui si riferiscono il Papa e sant'Agostino è antitetica a quella dell'ideologia verde. La retta ragione e la divina Rivelazione ci insegnano che l'uomo, creato ad immagine di Dio, è posto al vertice della scala gerarchica della creazione. La natura è un mezzo donato da Dio all'uomo per raggiungere il suo fine soprannaturale. Un acuto teologo del Novecento, mons. Pier Carlo Landucci ricorda: "Il mondo è la casa dell'uomo, donata dal Creatore dell'uomo. Non dunque l'uomo per la casa, ma la casa per l'uomo, il quale però è tenuto, per rispetto al divino Donatore e per il suo proprio interesse, a difendere e conservarne i valori: ecco l''ecologia' nel suo razionale e morale fondamento" (Istinto e intelligenza negli animali? in "Palestra del Clero", n.14, 15. 7. 1985, p.14.). L'uomo deve rispettare la natura e le sue leggi, che non sono solo quelle fisico-chimiche, ma anche le leggi religiose e morali. Non solo gli individui, ma anche i popoli sono tenuti al rispetto di queste leggi. Se l'uomo si ribella a Dio o si allontana da lui, anche la natura si allontana o si ribella all'uomo. Così è accaduto in tutte le epoche di crisi spirituale e morale e così sembra accadere oggi con il caos climatico che ci aggredisce e che potrebbe manifestarsi in improvvisi castighi naturali. "Però - ha affermato il Papa a Castelgandolfo - nel cuore dell'anno del Giubileo noi confessiamo - e possiamo dirlo più volte: c'è speranza! L'abbiamo incontrata in Gesù. Egli ancora calma la tempesta. Il suo potere non sconvolge, ma crea; non distrugge, ma fa essere, dando nuova vita. E anche noi ci chiediamo: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?"(Mt 8,27).

23 de jul de 2025 - 8 min
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La Germania contro chi non professa la fede ecologista

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8209 [https://www.bastabugie.it/8209] LA GERMANIA CONTRO CHI NON PROFESSA LA FEDE ECOLOGISTA di Manuela Antonacci   A Berlino, chi non rispetta l'agenda green rischia di perdere la propria azienda. Questo è ciò che prevede la nuova legge promossa dall'Unione Cristiana Democratica (CDU) e dal Partito Socialdemocratico (SPD) al Senato. Sotto il nome di Vergesellschaftungsrahmengesetz (legge quadro sulla collettivizzazione), la coalizione ha creato uno strumento che consentirebbe allo Stato di espropriare le aziende private se, secondo le autorità politiche, non riescono a raggiungere gli obiettivi climatici o investono "troppo poco" nell'interesse pubblico. L'iniziativa, annunciata dai Dirk Stettner, portavoce del CDU e Raed Saleh, capogruppo dell'SPD, prevede che questo criterio possa essere applicato alle aziende, non solo per questioni di trasparenza, come dovrebbe normalmente essere, ma anche appunto per questioni "green", ovvero nel caso in cui le imprese non si adoperino abbastanza per rispettare gli impegni ambientali dell'UE e del governo federale. Una misura incredibilmente severa, considerato che forse, a passare al setaccio dello stato dovrebbero essere questioni ben diverse e, forse, più gravi, legate alle aziende, in primis l'uso non trasparente del denaro e comunque questioni in cui l'elemento green non venga certo considerato uno dei criteri più importanti. Anche se la CDU ha sminuito specificando che «non stiamo parlando di espropri», tuttavia il testo della legge parla da solo, ovvero la politica può intervenire quando rileva «fallimenti evidenti e manipolativi» nel mercato, che a ben vedere vuol dire tutto e non vuol dire niente, considerato che è un'espressione con un margine di interpretazione molto largo. L'SPD, infatti, ammette candidamente che questa legge crea una «cassetta degli attrezzi» per intervenire nei processi economici che sono ritenuti devianti da una prospettiva politica. Tra questi, il controllo dei prezzi, i limiti legali ai profitti delle imprese, la trasformazione forzata dei modelli di proprietà in forme di economia comune e, infine, la proprietà statale diretta. Interessante poi, notare gli indicatori, secondo il testo di legge, per l'applicazione di questi interventi: alloggi, energia e acqua, praticamente i servizi essenziali. In base a questo, lo Stato può valutare quando un'azienda non serve più il "bene comune" e agire di conseguenza. Emerge dunque, chiaramente, come questo tipo di legislazione riveda il concetto stesso di proprietà privata in Germania, perché il problema va ben oltre le frodi economiche, in quanto le sanzioni colpiscono chi non agisce secondo gli standard ideologici prevalenti, soprattutto in materia climatica. Un quadro giuridico incerto, dunque confuso e rischioso per qualunque azienda, che rischia di allontanare gli investimenti e di creare un pericoloso precedente: se il clima giustifica tutto, cosa resta fuori dalla portata dello Stato? Un esempio, inoltre, che potrebbe influenzare altri stati europei, portando ad un scenario economico inquietante, in cui il merito aziendale è sostituito dal conformismo politico. A peggiorare il quadro della situazione c'è il fatto che, nel 2021, il 58% dei berlinesi ha votato per nazionalizzare le grandi società immobiliari e, purtroppo, ci si è serviti di quel referendum per farne il punto di riferimento per estendere il concetto a tutti i settori. Insomma, pare che ormai a grandi passi, in Europa, ci si stia dirigendo di fatto verso un modello di vita basato sul pauperismo e sul collettivismo presentati, considerato il graduale evolversi della situazione, non come una scelta forzata, bensì come una scelta di grande libertà.

24 de jun de 2025 - 4 min
Soy muy de podcasts. Mientras hago la cama, mientras recojo la casa, mientras trabajo… Y en Podimo encuentro podcast que me encantan. De emprendimiento, de salid, de humor… De lo que quiera! Estoy encantada 👍
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