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episode L'arca di Noè, nuove scoperte su dove potrebbe essere cover

L'arca di Noè, nuove scoperte su dove potrebbe essere

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8562 [https://www.bastabugie.it/8562] L'ARCA DI NOE', NUOVE SCOPERTE SU DOVE POTREBBE ESSERE di Giuliano Guzzo   L'arca di Noè, al centro di uno dei racconti più noti del Vecchio Testamento, forse è stata individuata. Lo pensa un gruppo di ricercatori statunitensi che non solo da tempo ispeziona con il georadar il sottosuolo del suggestivo sito di Durupınar - non lontano dal massiccio del monte Ararat, in Anatolia orientale (Turchia) - ma è ora convinto d'aver trovato degli indizi rilevanti e meritevoli di approfondimenti. Prima di vedere di che si tratta, però, è opportuno fare un passo indietro e dire qualcosa di più su tale sito. Tutta la vicenda ebbe inizio nel 1959 quando, durante una ricognizione aerea, il capitano dell'esercito turco İlhan Durupınar individuò una formazione irregolare nelle montagne della Turchia orientale che assomiglierebbe a una nave. Proprio questa somiglianza - piuttosto visibile anche a occhio nudo - ha per decenni spinto esperti, fedeli ma anche semplici curiosi ad ipotizzare che la formazione, chiamata appunto di Durupınar dal nome del suo poc'anzi menzionato scopritore, altro non sarebbe che il punto in cui si era fermata l'Arca di Noè. Ad alimentare la suggestiva ipotesi ci sono non solo delle somiglianze esteriori (effettivamente la formazione ricorda un'imbarcazione), ma anche delle similitudini nelle misurazioni. Il sito infatti misura circa 515 piedi di lunghezza (circa 157-160 metri), estensione che risulterebbe davvero prossima a quella dei 300 cubiti (circa 133,35 metri) indicati nel sesto capitolo della Genesi come, appunto, lunghezza dell'Arca. Solo una coincidenza? Secondo molti studiosi sì e c'è chi da tempo ritiene la questione del tutto risolta. Il riferimento è qui ad un articolo pubblicato nel 1996 sul Journal of Geoscience Education dal geologo Lorence Collins, in collaborazione con David Fasold - il quale, peraltro, all'inizio credeva alla tesi dell'Arca -, nel quale si sostiene l'ipotesi della struttura geologica naturale, facendo presente come i presunti componenti artificiali (residui di ferro e metallici) sarebbero null'altro che minerali vulcanici ossidati e sedimenti. Il dibattito sul sito di Durupınar non si è però mai chiuso del tutto. Prova ne sia quanto avvenuto nel 2017, quando il regista Cem Sertesen ha diffuso il documentario Noah's Ark, che ha riunito 22 anni di ricerche nella zona in cui molti credono si trovino i resti del grande vascello biblico. C'è poi il lavoro di Andrew Jones, fondatore di Noah's Ark Scans, il quale - insieme al suo team - da anni studia la formazione di Durupınar; e proprio Jones, per tornare agli ultimi sviluppi, utilizzando il georadar e la termografia a infrarossi avrebbe individuato quella che ritiene essere una struttura a forma di imbarcazione sepolta nel terreno. Le scansioni pare abbiano infatti rivelato una rete di tunnel sotterranei che attraversano il centro della struttura e ne percorrono i bordi interni; e tutti convergerebbero in una stanza interna. Da ultimo, va fatto presente come sarebbero stati rintracciati sul sito dei fossili marini, tra cui coralli e conchiglie che, a quell'altitudine, suggerirebbero che l'area in epoche remote possa essere stata sommersa. «Credo fermamente che questi siano i veri resti, sepolti e in decomposizione, dell'Arca di Noè, la famosa nave. E stiamo facendo del nostro meglio per convincere gli scettici e mostrare al mondo questo sito», ha dichiarato Jones a Fox News, sottolineando di aver trovato prove certe dell'«esistenza di tunnel a circa quattro metri di profondità e circa due metri di altezza, che percorrono il centro dell'imbarcazione e il bordo interno dello scafo. Crediamo fermamente che questa planimetria, che mostra tunnel e possibili travi e muri di sostegno, suggerisca che si tratti di un'opera artificiale e non di una formazione naturale». La stessa Fox ribadisce che molti geologi dissentono dalla tesi che vuole il sito di Durupınar formazione artificiale. Se però le nuove scoperte di Jones e del suo team dovessero rivelarsi entusiasmanti come annunciate, beh, una riapertura del dibattito sarebbe inevitabile. Da parte sua, Jones è sicuro: «Abbiamo la forma della nave, siamo nella posizione corretta e ora stiamo anche notando che il terreno all'interno è diverso da quello immediatamente esterno alla formazione». Se risultasse tutto confermato, non sarebbe affatto poco.

I går - 6 min
episode Bruno Mars inizia il concerto con segno della croce e preghiera cover

Bruno Mars inizia il concerto con segno della croce e preghiera

VIDEO: Inizio del concerto di Bruno Mars ➜ https://www.youtube.com/shorts/hOqURtXeT-0 [https://www.youtube.com/shorts/hOqURtXeT-0] TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8548 [https://www.bastabugie.it/8548] BRUNO MARS INIZIA IL CONCERTO CON SEGNO DELLA CROCE E PREGHIERA di Manuela Antonacci   Bruno Mars ha lasciato ultimamente a bocca aperta i suoi fan mettendosi in ginocchio e non per fare una proposta di matrimonio, ma per pregare! Ebbene sì perché uno degli ultimi concerti del cantante che ha avuto luogo agli inizi di maggio a Las Vegas, durante il The Romantic Tour si è aperto in un modo totalmente inaspettato: con un video in cui lui prega davanti all'altare, per i suoi fan e la sua squadra, chiedendo a Dio protezione. Durante questo momento spirituale, il cantante ha recitato una preghiera che è già diventata virale sulle piattaforme digitali per il suo impatto così diretto. Bruno Mars, nel video, ha ringraziato Dio per l'opportunità di fare ciò che ama e ha chiesto, in particolare, la forza perché la sua band, quella sera, potesse, offrire uno spettacolo indimenticabile: «L'unica cosa che vi chiedo è di proteggere tutti i presenti» conclude l'artista nel clip, proprio prima di fare il segno della croce mentre le campane suonano a festa. C'è da dire che il video ha collezionato ben 2, 5 milioni di visualizzazioni, 322.000 like, oltre 13.400 repost e più di 27.000 condivisioni. Tanti i commenti che lodano l'iniziativa del cantante. In particolare, un fan ha scritto sotto il video di Bruno Mars: «Come Hooligan da 16 anni, questo momento ha toccato molto il mio cuore cattolico. (...) Il modo in cui Bruno ha posto Dio al primo posto è stato davvero bello. È stato un momento così intimo vederlo inginocchiarsi davanti a Dio, pregare per la protezione di tutti i presenti allo stadio e fare il segno della croce. Vederlo poi esibirsi sul palco mentre indossava il suo crocifisso e la medaglia di Nostra Signora di Guadalupe lo ha reso ancora più significativo. È un momento che davvero non dimenticherò mai come Hooligan. Grazie, Dio, per avermi dato l'opportunità di vedere Bruno in tour ancora una volta!» Comunque non è un caso che l'immagine della Vergine di Guadalupe chiuda la scena del video di Mars, perché il legame di Bruno Mars con questa sua devozione era già emerso in precedenza. Il cantante aveva già incluso riferimenti religiosi in opere precedenti come il video "Risk It All", come anche il nostro giornale aveva messo in evidenza. In particolare, nel video di questa sua ultima canzone il cui titolo, in italiano, si traduce con "Giocati tutto", veniva raccontata e rappresentata sulle note di una ballata romantica, una storia semplice e, ormai, controcorrente: una coppia che decide di sposarsi, in un contesto non semplicemente romantico, ma in cui emergono dettagli davvero inaspettati. La location è una chiesa disseminata di statue dei santi, con una Madonna in primo piano, inoltre nei primi istanti della clip si intravedono un rosario e la Medaglia Miracolosa. Infine, lo stesso Mars si mostra seduto sia fuori sia dentro la chiesa mentre suona la chitarra portando al collo quella stessa medaglia insieme a un crocifisso. Insomma, incredibile ma vero, nello star system, c'è ancora chi ha ancora il coraggio di non rinnegare se stesso, la propria cultura di appartenenza, persino se questa ha a che fare con una cosa considerata, nel mondo di oggi, così "scomoda", come la fede. Bruno Mars è sempre la star che conosciamo e la sua voce e il suo stile rimangono inconfondibili, ma di certo, un concerto in cui anche Dio è invitato è e sarà sempre tutta un'altra musica!

2. juni 2026 - 4 min
episode Bambini malati dopo il vaccino, sinistra in tilt cover

Bambini malati dopo il vaccino, sinistra in tilt

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8551 [https://www.bastabugie.it/8551] BAMBINI MALATI DOPO IL VACCINO, SINISTRA IN TILT di Andrea Zambrano   Malattie autoimmuni, malattie neurologiche e malattie cardiache. Il dottor Eugenio Serravalle, pediatra e presidente dell'Associazione di studi e informazioni sulla salute lo ha detto rispondendo alla domanda della capogruppo FdI in Commissione Covid, Alice Buonguerrieri. La domanda era relativa alle malattie che hanno sviluppato i bambini e gli adolescenti vaccinati con i preparati anti Covid durante la campagna vaccinale. In particolare le miocarditi, per le quali sono emersi dei dati che non erano stati rilevati negli studi preregistrativi dei vaccini (per forza, non erano stati testati sui minori), ma che sono emersi dalle osservazioni sul campo fino ad essere riconosciute sulla scheda tecnica dei vaccini a mRNA. Basterebbe questa evidenza, dicevamo, ma no. Non basta. Non basta ad esempio alla pattuglia piddina e pentastellata presente in Commissione, la cui presenza è deliberatamente volta a minimizzare, contestare e sminuire le evidenze che vengono messe agli atti dei lavori. Con qualche scivolone che denota una mancanza di preparazione. Ylenia Zambito, ad esempio senatrice del Pd, la quale, forte della sua laurea in chimica farmaceutica e della sua attività accademica, ha pensato bene di replicare alle affermazioni di Serravalle rimproverandolo per una lettura specifica dei dati sui bambini non vaccinati. Poteva sembrare un battibecco tra concittadini, Zambito e Serravalle sono entrambi di Pisa, ma è parso chiaro che sia stato l'ennesimo tentativo degli esponenti dell'opposizione alla Commissione Covid per non far emergere agli atti verità che ormai sono acclarate. «Lei non ha capito i lavori che cita - ha accusato Zambito - non sa leggere i dati dandoci una interpretazione sbagliata, ci sta raccontando una serie di cose pericolose per fare una battaglia contro le vaccinazioni». Serravalle le ha risposto con fermezza: «Questa è un'affermazione che non può fare perché la colonna che mostra i precedenti infettati è a parte. Non sono quegli altri mi dispiace, ma se c'è qualcuno che non ha letto il lavoro scientifico non sono io». I 4 PILASTRI DELLA MEDICINA Un battibecco che mostra come i rappresentanti della minoranza a Palazzo San Macuto siano in realtà in opposizione alla Commissione stessa, mettendo in dubbio senza argomenti gli auditi, ostacolando con polemiche pretestuose il più delle volte, i lavori. Eppure, l'audizione è stata importante perché sono stati messi in fila in maniera analitica i 4 pilastri della medicina che sono stati traditi in pandemia, con un occhio al comparto pediatrico, essendo l'audizione riservata alle problematiche sofferte dai minori vaccinati: 1. Rapporto rischio beneficio 2. Principio di precauzione 3. Proporzionalità degli interventi 4. Medicina basata sulle prove «Tutti questi principi sono stati spessissimo disattesi nelle decisioni prese in pandemia», ha detto Serravalle, ricordando come non siano stati raggiunti i due obiettivi di una campagna vaccinale della vaccinazione: la protezione della salute individuale e quella della salute collettiva. Infatti - studi alla mano - «i benefici netti reali per i bambini sono stati minimi o nulli o addirittura a efficienza invertita» mentre riguardo alla salute collettiva «abbiamo visto una campagna improntata sull'idea che le vaccinazioni dei bambini potessero proteggere i cari con l'immunità di gregge che si è rivelata una colossale truffa». Molti principi sono stati ribaditi anche per le vaccinazioni pediatriche anti Covid: «Noi sapevamo sin dal primo foglietto illustrativo di Comirnaty che non era stato mai dichiarato efficace nella prevenzione della trasmissione semplicemente perché i trials clinici non l'avevano mai testato». E che «i bambini si infettavano con Omicron, ma il vaccino non proteggeva per l'immunità di gregge. Così il razionale della vaccinazione di massa sui bambini è decaduto». UN DISASTRO Insomma, un disastro. E di «disastro» ha parlato anche la Buenguerrieri in una nota, a seguito della sua audizione: «Serravalle ha dimostrato, dati alla mano come si conviene a un uomo di scienza, come la campagna vaccinale anti-Covid fu disastrosa. Ha spiegato che nelle persone in età pediatrica il rischio legato alla contrazione del virus fosse molto basso, ma nonostante ciò furono oggetto, dai 12 anni in su, della campagna vaccinale di massa impostata dall'allora Governo. Attraverso il Super Green Pass fu impedito a ragazzi molto giovani, 'colpevoli' di non essere vaccinati, di poter svolgere attività sportive. E ha spiegato di aver riscontrato numerosi casi di effetti avversi da vaccino anti-Covid in età pediatrica». Benefici nulli, ma eventi avversi di gran lunga più presenti dell'atteso. Come le miocarditi, che hanno falcidiato migliaia di giovani in età pre e post pubere: «Si può discutere a lungo, ma potrei citare uno studio che ha rilevato come la miocardite si è presentata solo nel gruppo dei vaccinati e non dopo l'infezione covid; oppure che non si sono verificati decessi correlati per Covid 19 e che il numero di accessi al pronto soccorso e ricoveri non programmati è risultato maggiore nei ragazzi dopo la prima vaccinazione». E ancora: «Noi abbiamo richiesto uno studio di vigilanza attiva in cui chiedere indagini o per lo meno solo l'esecuzione delle troponine e dell''elettrocardiogramma per valutare le entità delle miocarditi sub cliniche dato che una delle sue conseguenze è stata l'aumento della mortalità in fasce di età infantili e adolescenziali. Invece abbiamo assistito all'abbandono dei minori vaccinati». A questo si aggiungano «le restrizioni vissute e la strategia vaccinale pediatrica alla fine del 2021 quando già i dati della inutilità nella prevenzione del contagio erano noti e manifesti. Non tutti i paesi Europei adottarono questa scelta, anzi alcuni fecero autocritica come la Danimarca e scusandosi sospesero immediatamente l'inoculo ai bambini».

19. mai 2026 - 5 min
episode Superare la caccia al religioso come "pedofilo in pectore" cover

Superare la caccia al religioso come "pedofilo in pectore"

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8515 [https://www.bastabugie.it/8515] SUPERARE LA CACCIA AL RELIGIOSO COME ''PEDOFILO IN PECTORE'' di Roberto Marchesini   Lo ricordo benissimo, si tratta di una decina di anni fa: un sacerdote che prestava servizio presso il santuario di Caravaggio si è suicidato gettandosi sotto un treno perché accusato di pedofilia. Le Iene gli avevano mandato un finto penitente, finto gay e finto minorenne, che ha filmato (di nascosto) le molestie del sacerdote. Allontanato dal suo ministero, è finita come sappiamo. Abbiamo già affrontato il tema di questo presunto «giornalismo» giustizialista che assomiglia molto ad una gogna mediatica che scavalca il sistema giudiziario (con le sue garanzie) e fa «giustizia» a suo modo. Non ci ritorniamo, quel che interessa ora è sollevare alcune domande sulla questione dei preti pedofili, molestatori o presunti tali. Iniziamo. Innanzitutto, io vorrei chiedere perché, ogni volta che si parla di preti con tendenze omosessuali, si parla di «pedofili». Anche nel caso di Caravaggio: perché quel giornalista (o attore) doveva fingersi minorenne? Non sarebbero bastate le molestie, per rovinare vita e reputazione di un sacerdote? E perché, se quel giornalista o attore si è finto minorenne, si parla di pedofilia e non di omosessualità? Il pubblico televisivo medio conosce la differenza? Sa, il suddetto pubblico, che la pedofilia consiste in una attrazione sessuale per bambini prepuberi, non per sedicenni? E che, se il minorenne ha compiuto sedici anni ed è consenziente - come nel caso di Caravaggio - non si è di fronte ad un reato ma è corretto parlare di omosessualità? Ossia di quell'orientamento sessuale che ci siamo sbracciati per considerare una «variante naturale della sessualità umana»? Insomma: perché ogni volta che un sacerdote ha un comportamento sessualmente inappropriato con un minorenne sessualmente adulto, di entrambi i sessi, si parla (impropriamente) di pedofilia? COSA SUCCEDE SE... Ma andiamo avanti. Generalmente - parlo per esperienza - quando un superiore viene a sapere di comportamenti sessuali inappropriati da parte di un sacerdote o religioso, questo viene allontanato (generalmente in un esilio montano o fuori diocesi o provincia); sempre generalmente parlando, il trasferimento viene fatto in silenzio e d'improvviso. Ora: perché non si procede a verificare i fatti, permettendo al religioso o sacerdote di difendersi e proporre ai superiori la propria versione? Tra parentesi: si può sapere perché, nei luoghi del potere ecclesiastico, le lettere anonime vengono aperte e lette, anziché bruciate? Sacerdoti o religiosi sono colpevoli a prescindere? Perché l'esilio? Quali misteriosi poteri taumaturgici avrebbe, per quale miracoloso processo psichico dovrebbe risolvere eventuali parafilie? C'è una ipotesi patogenetica o clinica dietro a questa pratica, pressoché universale? Da terapeuta, mi piacerebbe conoscerla, informarmi e studiarla. Oppure... il problema da risolvere è esclusivamente lo «scandalo», il «cosa dirà la gente»? Se questi sacerdoti avessero realmente un problema, a qualcuno interessa aiutarli a risolverlo? Oppure sono figli solo se non danno problemi e obbediscono? Infine: perché agire in modo affrettato e segreto? A nessuno viene in mente che questo modo di procedere alimenta chiacchiere, calunnie, ipotesi le più sballate e fantascientifiche? Non è meglio che qualcuno si prenda la responsabilità di gestire la faccenda anche dal punto di vista dell'impatto sui fedeli e, eventualmente, di quello mediatico? Il 18 marzo scorso il Segretario di Stato Pietro Parolin ha letto ai vescovi francesi riuniti a Lourdes, un messaggio di papa Leone. Leggiamo: «Un punto della vostra riflessione riguarderà la prosecuzione della lotta contro gli abusi sui minori e il processo di riparazione, che avete intrapreso con determinazione. È infatti necessario perseverare a lungo termine negli sforzi di prevenzione già in atto e continuare a dimostrare la sollecitudine della Chiesa per le vittime e la misericordia di Dio verso tutti. È positivo che i sacerdoti colpevoli di abusi non siano esclusi da questa misericordia e siano oggetto delle vostre riflessioni pastorali. Inoltre, dopo diversi anni di dolorose crisi, è giunto il momento di guardare risolutamente al futuro e di offrire un messaggio di incoraggiamento e fiducia ai sacerdoti di Francia, che hanno sofferto molto». MISERICORDIA PER TUTTI Ebbene: la parte nella quale papa Leone invoca misericordia per tutti, anche per «i sacerdoti colpevoli di abusi» è finita sui giornali ed è stata data in pasto al discorso pubblico; ha suscitato indignazione e ira nei confronti del pontefice. Altre domande: non sarebbe il caso di prendere sul serio - almeno intra Ecclesia - questo invito e di dare inizio a questa «riflessione pastorale» che riguarda anche questi figli della Chiesa? Di nuovo: vanno aiutati oppure no? E se no, cosa ne facciamo, di loro? Perché la Chiesa che, contro la volontà di un papa e le stesse parole della Seconda Persona della Santissima Trinità, ha modificato le parole della Consacrazione perché il Santissimo Sangue di Cristo fosse salvezza «per tutti» (che lo vogliano o no) e non «per molti», dovrebbe escludere dalla misericordia questi suoi figli (sacerdoti)? Il sospetto - spero infondato - è che le campagne di odio suscitate contro il clero dapprima negli Stati Uniti, poi in Irlanda e infine in Polonia, abbiano prodotto i loro frutti: si è creata una inferenza per cui un prete o un religioso è - sempre e comunque - un pedofilo in pectore; e i superiori sono così terrorizzati dal clima di «caccia al pedofilo» da desiderare unicamente di sbarazzarsi del presunto colpevole, senza indagare sui fatti; completamente dimentichi dei loro doveri paterni e di giustizia nei confronti dei loro figli. Conosco anche il caso di un sacerdote vittima di abusi che è stato trattato da pedofilo (latente) per l'inferenza per cui chi è stato abusato diventerà certamente a sua volta abusatore. Una specie di isteria, insomma. Le domande non si fermerebbero qui: ci si potrebbe anche chiedere come mai, tra religiosi e sacerdoti, le parafilie sembrano abbondare; su come venga fatto il discernimento per i candidati (se viene fatto); e quale sia, in generale, lo stato di benessere psicologico dei sacerdoti e dei religiosi. Ma fermiamoci qui. Attendiamo con fiducia la riflessione pastorale sui sacerdoti colpevoli di abusi e sui sacerdoti in generale, come ha chiesto ai vescovi francesi papa Leone. Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Roberto Marchesini, nell'articolo seguente dal titolo "Roma, dopo l'incidente la barbarie della gogna mediatica" parla del giacobinismo, cioè la voglia di processo sommario che è fenomeno anticristiano. È lo stile di programmi come Striscia la notizia o Le Iene, ma è ciò che è sempre accaduto nei periodi più bui della storia. Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 19 giugno 2023: La Nuova Bussola si è già occupata dell'incidente di Casal Palocco; diversi lettori, tuttavia, sono rimasti colpiti dalle reazioni emerse dai social media. C'è chi banalizza l'accaduto, il solito «Sò rragazzi...»; ma c'è anche chi ha minacciato di morte il guidatore della Lamborghini e chi non ha risparmiato improperi di ogni tipo per suo padre, appassionato di Ferrari. Insomma: pare piaccia l'ergersi a giudice; ovviamente di chi è già caduto in disgrazia (un tempo, questa cosa si chiamava «Maramaldeggiare»). E che giudice: inflessibile, severissimo, giacobino. Ogni volta che qualcuno ne combina, sui social si scatena il tribunale del popolo. Fenomeno, questo, affatto nuovo e del tutto anticristiano. Il Vangelo, infatti, ammonisce: «Non giudicate, per non essere giudicati»; e aggiunge: «perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati». Inoltre: «Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell'occhio tuo c'è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello». Ma se proprio non vogliamo scomodare il Signore, basterebbe la vecchia buona educazione, che consiste semplicemente nel mettersi nei panni degli altri. Se avessi combinato tu un guaio del genere, come vorresti essere trattato? Ma tutto questo è passato, non si usa più. C'è un fenomeno sociale che, secondo me, ha incentivato questa tendenza al processo popolare sommario. Nel 1988 nasceva Striscia la Notizia di Antonio Ricci, striscia d'informazione dall'apparenza scanzonata, in realtà una vera e propria gogna mediatica; nel vero senso della parola. Stessa cosa per Le Iene, importato in Italia nel 1997 e anch'esso con un piccolo cimitero dietro l'angolo: questo il caso più clamoroso, ma non dimentichiamo che questa trasmissione ha colpito anche diversi sacerdoti cattolici. La derisione, l'imbarazzo, il montaggio tendenzioso, ma ancor di più le finte risate di sottofondo e la solita risposta: «Non c'è alcuna colpa da parte nostra, quindi non abbiamo nulla da dire». Vite rovinate per ottenere un servizio televisivo del quale, dopo tre giorni, nessuno si ricorda. A Milano si chiama «sputtanamento»; se politicamente scorretto, «macchina del fango». È questo il meccanismo che spinge la gente, seduta in poltrona mentre addenta un bignè o in mutande al computer a stabilire che questo o quello me

21. april 2026 - 11 min
episode Meta e Google, condanne storiche sulla dipendenza da social cover

Meta e Google, condanne storiche sulla dipendenza da social

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8508 [https://www.bastabugie.it/8508] META E GOOGLE, CONDANNE STORICHE SULLA DIPENDENZA DA SOCIAL di Daniele Ciacci   Mercoledì 25 marzo 2026 è stata probabilmente una delle date più importanti della storia del diritto digitale. Nello stesso giorno negli Stati Uniti due tribunali hanno emesso due verdetti separati ma collegati contro Meta - il colosso di Mark Zuckerberg proprietario di Facebook, Instagram e WhatsApp - e lo ha colpito da molte angolazioni diverse e convergenti. La tesi comprovata è chiara: le piattaforme social sapevano di danneggiare i minori e hanno scelto consapevolmente di non intervenire. Il primo verdetto arriva da una giuria popolare di Los Angeles. Al centro del caso c'è Kaley G.M., oggi ventenne, che ha iniziato a usare YouTube a sei anni e Instagram a undici, come discusso nel precedente articolo della Nuova Bussola Quotidiana su questo tema. L'accusa ha sostenuto che alcune caratteristiche specifiche dei social network fossero state appositamente create per generare dipendenza senza curarsi delle conseguenze, come la possibilità di scorrere all'infinito (infinite scroll), la riproduzione automatica dei video, i suggerimenti algoritmici e i filtri per modificare le foto (adeguando il volto a standard di bellezza artificiali, con conseguente incremento di problemi psicologici legati al rapporto con il proprio corpo). I risultati, documentati in tribunale, sono ansia, depressione e pensieri suicidi, specialmente nei minori.  La giuria ha ritenuto Meta responsabile per un danno di 4,2 milioni di dollari e Google per 1,8 milioni, per un totale di 6 milioni. Nonostante la mole gargantuesca, la cifra è poco più che simbolica rispetto ai bilanci dei due colossi del web. I giurati però hanno stabilito che Meta e Google dovranno pagare anche i cosiddetti "danni punitivi", il cui ammontare sarà definito in una seduta successiva, e questa voce potrebbe essere molto più pesante. DISATTIVATA LA SECTION 230 Il secondo verdetto, emesso il 24 marzo dal New Mexico, ha un profilo ancora più grave. Meta è stata condannata a pagare 375 milioni di dollari (circa 323 milioni di euro) per non aver avvertito correttamente gli utenti dei pericoli delle sue piattaforme e per non aver protetto i minorenni da predatori sessuali. Durante il processo è emerso che vari utenti usavano i social di Meta per adescare minori e scambiare materiale pedopornografico. Al banco dei testimoni sono saliti personalmente Mark Zuckerberg e Adam Mosseri, responsabile di Instagram. Il punto giuridico delle due sentenze è affine. Finora le piattaforme digitale erano state condannate molto raramente per i comportamenti degli utenti, perché la legge statunitense - la Section 230 - non le ritiene responsabili dei contenuti prodotti da terzi. In questo caso le accuse non riguardano però i comportamenti degli utenti, ma quelli dei dirigenti, che pur sapendo dei danni che il loro prodotto provocava nei minori, non ne hanno tenuto conto. Non si contesta ciò che gli utenti pubblicano, ma come le piattaforme sono state progettate. L'algoritmo non è neutro, e chi lo costruisce ne risponde. Meta ha ovviamente ribadito di non condividere il verdetto, sostenendo di aver sempre lavorato per la sicurezza degli adolescenti. Anche Google ha annunciato il ricorso, affermando che YouTube non può essere considerato un social network nel senso tradizionale. Eppure, Zuck stesso ha riconosciuto che i sistemi di controllo sull'età degli utenti non hanno funzionato come previsto, dichiarando di essere intervenuti troppo in ritardo. UN PRECEDENTE IMPORTANTE Ovviamente le cifre fanno notizia, ma non sono il dato più rilevante perché, essendo la prima volta che una giuria si esprime su un caso di questo tipo, la decisione creerà quasi certamente un precedente giuridico. La Silicon Valley non potrà più usare lo scudo della Section 230 per garantirsi l'immunità. La ragazza al centro del caso californiano ha iniziato a utilizzare i social nel 2012. Andreas Schleicher, l'ideatore del programma PISA dell'OCSE, segnala da tempo un crollo verticale delle competenze e del benessere degli adolescenti proprio a partire da quella data. Lo psicologo Jonathan Haidt ha documentato come dall'avvento dei social su smartphone i tassi di depressione, ansia e suicidio tra i giovani abbiano subito un'impennata senza precedenti. I dati sono convergenti e parlano chiaramente: le piattaforme sono state costruite per massimizzare il "tempo di permanenza" dell'utente, perché ogni secondo in più vale centesimi di pubblicità.  La sentenza conferma che la progettazione dei software non è stata prudente, favorendo meccanismi di fruizione compulsiva: le aziende non possono più ignorare la correlazione tra l'uso dei loro prodotti e il benessere degli utenti. Lo ripetiamo: l'algoritmo non è neutro, il modo in cui la tecnologia è progettata veicola una visione dell'uomo. Per Meta e Google l'uomo - e il bambino - è unità di consumo da scansionare e ottimizzare.

14. april 2026 - 4 min
Enkelt å finne frem nye favoritter og lett å navigere seg gjennom innholdet i appen
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