Evoluzionismo
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Il fallimento delle idee di Darwin spiegato in maniera semplice 

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episode L'uomo primitivo non è mai esistito infatti i primi uomini non erano primitivi ma ci hanno lasciato autentiche opere d'arte artwork
L'uomo primitivo non è mai esistito infatti i primi uomini non erano primitivi ma ci hanno lasciato autentiche opere d'arte
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6238 [http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6238] L'UOMO PRIMITIVO NON E' MAI ESISTITO... INFATTI I PRIMI UOMINI NON ERANO ''PRIMITIVI'', MA CI HANNO LASCIATO AUTENTICHE OPERE D'ARTE «Al principio del paleolitico superiore, a partire dagli Aurignaciani, e più ancora tra le popolazioni magdeleniane, ci troviamo di fronte a un numero immenso di opere d'arte, che suscitano la nostra ammirazione. Soprattutto nelle caverne del sud-ovest della Francia e della Spagna Settentrionale, ma anche in altri punti del mondo, gli studiosi di preistoria raccolsero e raccolgono tuttora una larga messe. La scultura già nell'epoca aurignaciana rappresentava alcune figurine. Il modellamento dell'argilla lasciò, tra il resto, la magnifica scena dei bisonti di Fuc d'Audubert; l'incisione era praticata su pezzi d'osso e placche di scisto; infine l'incisione con la pittura mono o policroma, per esempio nel magdaleniano, negli affreschi ben noti di Conbarelles o Altamira, riesce a riprodurre scene della vita di animali degni dei nostri migliori pittori d'animali. Bisogna pensare che queste pitture venivano fatte a memoria, in fondo a gallerie oscure, alle volte lungo duecentotrenta metri (Combarelles) e con l'illuminazione delle primitive lampade a olio! È probabile che alcuni di questi disegni siano stati eseguiti spontaneamente dall'artista, come il bambino già ben dotato, che si occupa nel disegnare a memoria cavalli o cani; è anche verosimile che molti potessero avere significati magici (malefizi, riti di "mani" per assicurare il successo della caccia) come suggerisce sia il fatto che sono posti in fondo a corridoi oscuri, veri rifugi da stregoni, sia il loro avvicinamento con certi attuali di popolazioni selvagge» (AA. VV., Enciclopedia Apologetica, IV Edizione, trad. it., Alba [Cuneo] 1948, pp. 1230-1231). Dunque, l'arte è già abbondantemente presente nel paleolitico. Altro che uomo interessato a soddisfare solo i suoi bisogni primari! C'è discussione sul significato delle decorazioni. Per alcuni studiosi ci sarebbe solo un significato ornamentale; per altri un significato religioso e propiziatorio. In realtà le cose potrebbero benissimo combinarsi. La ricerca della bellezza è un senso innato nell'uomo che scaturisce da due elementi, da una parte la sua capacità raziocinativa e concettuale; dall'altra il bisogno di rispondere alla meraviglia della natura. Nel primo caso, l'uomo, come essere simbolico, cioè come essere che crea simboli, ordina armonicamente la sua conoscenza conferendole non solo delle simmetrie concettuali e argomentative, ma anche orientando queste verso una lettura estetica, cioè di armonica bellezza. Insomma, l'uomo non solo produce sapere, ma tende anche ad adornare questo sapere, cioè a renderlo bello, armonico, discorsivo. Nel secondo caso l'uomo, contemplando non passivamente bensì attivamente la natura, sperimenta nella natura stessa il piacere dello sguardo e, da questo piacere, vien fuori il desiderio di produrre da sé cose che possano suscitare un piacere analogo. D'altronde è per questo che la più naturale espressione figurativa è quella di rappresentare ciò che si ammira nella natura: una montagna, un fiume, degli alberi, degli animali... Ora, tutto questo avviene già nell'uomo preistorico: significato ornamentale e religioso-propiziatorio poco importa. Insomma, in entrambi i casi questi prodotti artistici attestano il fatto che l'uomo preistorico si poneva (eccome!) problemi profondi. L'esigenza di decorare è il segno di un bisogno di ordine e di bellezza che esprime desideri tutt'altro che "materiali". Titolo originale: L'uomo primitivo era tanto primitivo... da produrre arte Fonte: I Tre Sentieri, 2 agosto 2020 Pubblicato su BastaBugie n. 677
12. Aug. 2020 - 4 min
episode Evoluzionismo, il tramonto di una ipotesi artwork
Evoluzionismo, il tramonto di una ipotesi
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5935 [http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5935] EVOLUZIONISMO, IL TRAMONTO DI UNA IPOTESI di Gianandrea De Antonellis In occasione del bicentenario della nascita di Darwin e a 150 anni dalla prima pubblicazione dell'Origine delle specie, alcuni autorevoli studiosi di diverse appartenenze culturali e disciplinari si sono confrontati presso il CNR sulla fortuna delle teorie darwiniane, non limitandosi ad una generica celebrazione, bensì mettendone in luce gli aspetti critici. E dai loro contributi è nato il libro Evoluzionismo: il tramonto di un'ipotesi (Cantagalli, Siena 2009, pp. 260, €17) a cura di Roberto de Mattei, già Vice Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, l'istituzione che ha promosso il convegno e la pubblicazione degli atti [ne avevamo dato notizia dieci anni fa appena pubblicato il libro, clicca qui, N.d.BB]. http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=839 [http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=839] Da queste pagine l'evoluzionismo emerge «come una teoria scientifica e filosofica, due aspetti che si sostengono a vicenda, incapace però di rispondere ad alcune questioni basilari riguardanti l'origine della vita e il mistero dell'esistenza umana». Secondo gli autori del volume, inoltre, «l'evoluzionismo appare come una cosmogonia che pretende di descrivere la storia del mondo partendo da postulati scientifici inverificabili, una dottrina spesso imposta come un dogma, che invece dovrebbe essere sottoposta al rigoroso vaglio della critica nazionale e scientifica, attraverso un libero confronto tra gli studiosi». Se le varie relazioni sono di carattere strettamente scientifico e possono apparire "pesanti", l'introduzione spiega esattamente come la questione non sia semplicemente un tema "da scienziati", lontano dalla quotidianità, ma come abbia importanti conseguenze di tipo religioso. Nato come un movimento di rifiuto della Creazione - spiega Roberto de Mattei - l'evoluzionismo è un insieme composto da una ipotesi scientifica, più propriamente definibile come "teoria dell'evoluzione" e da un sistema filosofico, che possiamo definire evoluzionismo in senso stretto. «Teoria scientifica e teoria filosofica hanno bisogno l'uno dell'altro per sopravvivere: l'ipotesi scientifica, che non è mai stata dimostrata, si nutre del sistema filosofico; la tesi filosofica, per giustificarsi, si fonda a sua volta sulla presunta teoria scientifica. E tra gli evoluzionisti non manca chi ammette il fallimento della teoria scientifica». Il problema è che, invece, in campo antievoluzionista e più precisamente in campo cattolico, non manca chi rifiuta l'evoluzionismo filosofico, ma accetta sul piano scientifico la teoria dell'evoluzione. «Si tratta - prosegue de Mattei - di un giro mentale analogo a quello di alcuni cattolici che fino al crollo del comunismo rifiutavano l'ateismo marxista, ma ne accettavano l'analisi socio-economica, giudicandola scientifica. Tali posizioni, ieri ed oggi, nascono da un complesso di inferiorità nei confronti della cultura laica, caratteristico di chi non si sente sicuro delle proprie idee cattoliche». Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 54 minuti) si può vedere l'interessante conferenza del prof. De Mattei dal titolo "L'inganno di Darwin". Il video ha avuto più di 30.000 visualizzazioni ed oltre 100 commenti a conferma dell'interesse suscitato.
18. Dez. 2019 - 3 min
episode L'evoluzionismo e il cranio di Piltdown, la più clamorosa beffa archeologica della storia artwork
L'evoluzionismo e il cranio di Piltdown, la più clamorosa beffa archeologica della storia
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4728 [http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4728] L'EVOLUZIONISMO E IL CRANIO DI PILTDOWN, LA PIU' CLAMOROSA BEFFA ARCHEOLOGICA DELLA STORIA Per Uomo di Piltdown si intende il frammento di un cranio e di una mandibola scoperti verso il 1912 in una miniera a Piltdown - presso Uckfield nell'East Sussex. I frammenti erano ritenuti appartenenti ad una forma sconosciuta di ominide a cui venne dato il nome di Eoanthropus dawsoni. Questa attribuzione restò argomento di controversia fino a quando, il 21 novembre del 1953, gli esperti del British Natural History Museum dichiararono che si trattava di un falso, costituito da un osso mandibolare di un Orangutan combinato con il cranio di un uomo moderno. Fu suggerito che il falso fosse il lavoro della persona stessa indicata come lo scopritore, Charles Dawson, da cui la presunta nuova specie aveva preso il nome. Com'è naturale si accese fin dall'inizio un dibattito e fu sospettato il coinvolgimento di altri. Ancora nell'agosto 1980, dalle pagine del Natural History Magazine, il geologo e biologo Stephen Jay Gould argomentò su una possibile complicità del giovane Pierre Teilhard de Chardin, futuro paleontologo ed eminente teologo gesuita, che conobbe Dawson nel 1909 e partecipò ad alcuni sopralluoghi a Piltdown. L'opinione conclusiva di Gould fu comunque che la partecipazione di Teilhard iniziò "come uno scherzo che, contro ogni previsione, si trasformò incredibilmente in una cosa molto seria e amara". Il falso di Piltdown è forse la più famosa beffa archeologica della storia. È stato considerevole per due ragioni: l'attenzione prestata per il problema dell'evoluzione umana, e la distanza di tempo (più di 40 anni) che passò dalla sua scoperta fino all'esposizione come falso. LA PROVA PSEUDOSCIENTIFICA DELL'ANELLO MANCANTE TRA LA SCIMMIA E L'UOMO La scoperta del cranio di Piltdown fu documentata scarsamente, ma ad un incontro della Geological Society of London tenuto nel Dicembre del 1912, Dawson affermò che gli fu dato un frammento del cranio quattro anni prima da un operaio allo scavo di ghiaia di Piltdown. Secondo Dawson, gli operai del sito avevano scoperto il cranio poco prima della sua visita e l'avevano fatto a pezzi. Rivisitando il sito durante diverse occasioni, Dawson trovò, inoltre, frammenti del cranio e li portò da Arthur Smith Woodward, custode del reparto geologico al British Museum. Fortemente interessato dai ritrovamenti, Woodward accompagnò Dawson al sito, dove, tra Giugno e Settembre del 1912, ritrovarono insieme più frammenti del cranio e metà della mandibola. Allo stesso incontro, Woodward annunciò che una ricostruzione dei frammenti era stata preparata e che indicava che il cranio era in vari modi simile a quello dell'uomo moderno, eccetto per l'occipite (la parte del cranio che poggia sulla colonna spinale) e per le dimensioni del cervello, che erano circa due-terzi di quello dell'uomo moderno. Egli poi proseguì indicando che, salvo per la presenza di due molari uguali a quelli umani, la mandibola trovata era indistinguibile da quella di un moderno, giovane scimpanzé. Basandosi sulla ricostruzione del cranio fatta dal British Museum, Woodward propose che l'Uomo di Piltdown rappresentasse un anello mancante evolutivo tra la scimmia e l'uomo, poiché la combinazione di un cranio uguale a quello umano con una mandibola uguale a quella di una scimmia tendeva a sostenere il concetto allora prevalente in Inghilterra, che l'evoluzione dell'essere umano fosse guidata dal cervello. Fin quasi dal primo momento, la ricostruzione di Woodward dei frammenti di Piltdown fu aspramente messa in discussione. Al Royal College of Surgeons le copie degli stessi frammenti usati dal British Museum nella loro ricostruzione furono usate per produrre un modello totalmente diverso, uno che nelle dimensioni del cervello e in altre fattezze rassomigliava all'uomo moderno. Malgrado queste differenze, comunque, non sembra che la possibilità di un vero e proprio falso sia stata formulata relativamente al cranio. Negli anni venti, Franz Weidenreich esaminò i resti e riportò correttamente che consistevano di un cranio umano moderno e di una mandibola di orangutan con denti limati. Weidenreich, essendo un anatomista, rivelò facilmente l'imbroglio per quello che era. Comunque, le comunità scientifiche ci impiegarono 30 anni per ammettere che Weidenreich era nel giusto. [...] L'INDAGINE SCIENTIFICA SERIA PORTA ALLO SMASCHERAMENTO A Joseph Weiner, un giovane professore di antropologia alla Oxford University, si deve il maggior riconoscimento per lo smascheramento dell'imbroglio. Egli raccolse meticolosamente le prove intervistando coloro che erano vivi, visitando i siti, parlò alle persone del luogo, e preparò delle argomentazioni ben documentate. [...] L'Uomo di Piltdown fu rivelato essere un falso composito, metà scimmia e metà uomo. Esso consisteva di un cranio umano di età medioevale, di una mandibola vecchia di 500 anni di un orangutan del Sarawak e di denti fossili di uno scimpanzé. L'aspetto invecchiato era stato prodotto macchiando le ossa con una soluzione di ferro e con acido cromico. L'esame microscopico rivelò le tracce della lima, da cui si dedusse che qualcuno aveva limato i denti sino a dar loro una forma più adatta a quella che era la dieta umana. Il problema principale di Weiner nell'accettare le prove fabbricate, fu che la mandibola animale con i suoi denti canini (fresati con precisione) erano stati adattati al cranio umano dove i denti erano stati modificati da un milione di anni d'alimentazione differente, sino a ricoprire con uno strato uniforme i denti molari. Le mascelle umane sono capaci di un considerevole movimento "da lato a lato" (come si vede negli erbivori ruminanti) che necessita di una differente sorta di giuntura della mandibola. Per il falsario, l'area dove la mandibola si univa al cranio aveva presentato problemi superati con il semplice stratagemma di spezzare i terminali della mandibola. I denti canini nella stessa erano poi stati limati per farli corrispondere, e fu questa modifica a far dubitare dell'autenticità dell'intero reperto. Per caso, si osservò che la cuspide di uno dei molari aveva un angolo molto diverso da quello dell'altro dente. Un esame più accurato condotto al microscopio rivelò a quel punto le tracce di fresatura, e da questo si dedusse che la fresatura aveva avuto lo scopo di alterare la forma dei denti, che nella scimmia è molto diversa da quella dei denti umani. Il livello di competenza tecnica evidenziato dal falso di Piltdown continua ad essere soggetto di dibattito; comunque, il colpo di genio del falsario è generalmente ritenuto essere stato quello di aver offerto ad alcuni degli esperti esattamente quello che volevano: una prova convincente che l'evoluzione umana fosse guidata dal cervello. A quell'epoca, un terreno di vivace disputa fra gli antropologi era infatti se si fosse prima evoluto il cervello umano, determinando le caratteristiche al contorno, o se lo sviluppo del cervello umano fosse stato effetto e non causa di altre trasformazioni fisiche. Si sostiene che il falso dell'Uomo di Piltdown abbia avuto tanto successo perché forniva ad un vasto gruppo di esperti la prova di cui avevano bisogno per vincere la disputa scientifica. Gli esperti che caddero nella truffa di Piltdown erano pronti ad ignorare molte delle regole normalmente applicate alle prove, perché il ritrovamento era a loro favore.
14. Juni 2017 - 10 min
episode Tutto quello che Piero Angela ha nascosto a milioni di telespettatori artwork
Tutto quello che Piero Angela ha nascosto a milioni di telespettatori
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=516 [http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=516] TUTTO QUELLO CHE PIERO ANGELA HA NASCOSTO A MILIONI DI TELESPETTATORI di Antonino Zichichi L'evoluzionismo sostiene che nel DNA avvengono di continuo mutazioni accidentali. Il genetista James Shapiro ricorda invece che le mutazioni del DNA, la "scrittura della vita" ... sono rarissime. (...) Di fatto, il DNA è la struttura più stabile dell'universo. Nei secoli, le lapidi egizie di granito diventano illeggibili; il DNA, fatto di proteine, si riproduce sempre uguale, opponendosi in modo attivo al degrado di tutte le cose. (...) Le sole mutazioni frequenti sono provocate dall'uomo su animali di laboratorio, con radiazioni nucleari o con agenti chimici, che sconvolgono brutalmente la struttura del DNA. E’ il caso del moscerino della frutta (Drosophila Melanogaster), l'insetto preferito dai genetisti perché produce una generazione nuova ogni mese. Studiato da 80 anni in tutti i laboratori del pianeta, il moscerino è stato costretto a subire milioni di mutazioni. Tutte, nessuna esclusa, diminuiscono la sua attitudine alla vita (mancanza di occhi, di ali, di zampe); gli animaletti mutanti possono vivere solo in laboratorio, grazie alle cure degli sperimentatori; in natura sarebbero morti prima di trasmettere il loro patrimonio genetico ai discendenti. Meno che mai la drosofila ha dato luogo ad altra specie. Tutto ciò induce una nuova generazione di scienziati a sostenere, ormai apertamente, che gli esseri viventi sono il frutto di una "progettazione intelligente" (intelligent design). "è una teoria pienamente scientifica che formuliamo come tale", ha scritto William Dembski, logico-matematico della Notre Dame University. Perché? Perché troppi apparati delle creature viventi presentano una complessità irriducibile, risponde Michael Behe, biochimico della Leighton University. Come esempio di "complessità irriducibile", Behe porta il caso della trappola per topi. Costituita di cinque pezzi - una molla, la fagliela, il gancetto che tiene la tagliola in posizione, l'esca, la tavoletta su cui il tutto è inchiodato - è una macchina molto semplice. Ma la sua semplicità "non può essere ridotta". Se manca un solo pezzo, non è che la trappola funzioni meno bene; non funziona affatto. Dunque, non può essersi formata a poco a poco, con aggiunte e miglioramenti; la trappola è stata progettata fin dall'inizio così. Molti apparati di esseri viventi sono ugualmente "irriducibili". Non funzionano se mancano anche solo di un componente. La lingua del picchio è una "complessità irriducibile". Il noto uccellino ha una lingua lunga 15 centimetri, quanto il suo corpo. Dove la tiene? La tiene arrotolata attorno al cranio, come una fionda. La cosa stupefacente è che la lingua parte dal becco all'indietro, gira attorno al cranio e ritorna al becco dalla parte opposta. Ora, non è possibile che una lingua così straordinaria si sia "evoluta" per gradi. Il solo fatto che sia rivolta all'indietro avrebbe reso impossibile la nutrizione a generazioni di progenitori del picchio, finché l'apparato non avesse raggiunto la necessaria lunghezza. Altro caso: il limulo, una specie di granchio corazzato che vive sulle coste dell'Atlantico. Essere "primitivo", cugino degli antichissimi trilobiliti (estinti da milioni di anni), è considerato un fossile vivente, presente in strati fossili da 300 milioni di anni (e sempre uguale). Di recente s'è scoperto che gli occhi del limulo, di notte, aumentano il loro potere visivo di un milione di volte. Non sono affatto occhi "primitivi". Al contrario: sono più sofisticati degli apparecchi elettronici a visione notturna usati per scopi militari. Ciò che vediamo in natura è uno scoppio di fantasia progettistica. Anche l'evoluzione dell'Uomo è in discussione. L'albero genealogico fornitoci dagli evoluzionisti viene sconvolto da sempre nuove scoperte. (...) L'uomo di Neanderthal, estintosi "solo" 25 mila anni fa (già esisteva l'uomo moderno), non solo ha perso il posto di nostro "antenato", ma anche quello di parente collaterale. Due studi recenti hanno ricavato il DNA del Neanderthal: è cosi diverso dal nostro, che le due specie non potevano unirsi ed avere prole (...). Nel novembre 1999, l'autorevole rivista National Geographic ha pubblicato in pompa magna la foto di una lastra minerale dove si vedeva un dinosauro con ali e piume: "è la prova che gli uccelli si sono evoluti da questi antichi rettili", ha esultato il biologo Barry A. Palevitz nell'articolo che accompagnava la scoperta. Subito dopo, s'è appurato che "il fossile" era un falso, composto da due fossili diversi (un uccello e un sauro) incollati assieme, opera dei contadini cinesi della zona di Liaoning, che sfruttano e vendono (sul mercato nero) i fossili di un giacimento locale. Uno "scandalo" molto chiacchierato in Usa. Piero Angela non ce lo ha raccontato. Diciamo subito che la Teoria dell'Evoluzione Biologica della specie umana non è Scienza galileiana. Essa pretende di andare molto al di là dei fatti accertati (...). Una teoria con anelli mancanti, sviluppi miracolosi, inspiegabili estinzioni, improvvise scomparse non è Scienza galileiana. (...) Se l'uomo dei nostri tempi avesse una cultura veramente moderna, dovrebbe sapere che la teoria evoluzionistica non fa parte della Scienza galileiana. A essa mancano i due pilastri che hanno permesso la grande svolta del milleseicento: la riproducibilità e il rigore. Insomma, mettere in discussione l'esistenza di Dio, sulla base di quanto gli evoluzionisti hanno fino a oggi scoperto, non ha nulla a che fare con la Scienza. Con l'oscurantismo moderno, si".
10. Sept. 2010 - 7 min
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